Tutela delle donne in guerra, passa la risoluzione ONU contro gli stupri ma sarà efficace?

di Anna Orlandi Contucci Iannuzzi

La discussione animata e il brusio delle voci dei partecipanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, svoltosi lo scorso 23 aprile, riecheggiano nelle orecchie di chi legge il lungo verbale. Si percepisce tutta l’intensità del momento e la drammaticità dei temi trattati. La seduta è stata aperta dall’appello dell’attivista irachena Nadia Murad per salvare le ancora tante donne yazide rese schiave e vittime di brutali violenze dall’ISIS in Iraq. “La guarigione delle vittime può dirsi completa solo quando la giustizia è assicurata”, ha continuato Denis Mukwege – altro Nobel per la Pace – chiedendo “sanzioni mirate” contro i responsabili delle violenze sessuali in situazioni di conflitto ed un approccio incentrato sulle esigenze dei sopravvissuti, affinché tutti possano ricevere cure appropriate, senza alcuna discriminazione. La violenza sessuale, nel corso dei secoli, ha caratterizzato i conflitti quale tattica di guerra per vincere la resistenza del nemico ed innumerevoli sono stati i bottini di guerra costituiti da donne, premi per i vincitori: basti solo ricordare il ratto delle Sabine o più di recente la conquista di Cassino (1944) con le violenze perpetrate dalle truppe (cosiddette “marocchinate”).

Negli ultimi dieci anni vi è stata una svolta nella coscienza della comunità internazionale e nella comprensione che “il più grande silenzio della storia”, la violenza sessuale contro le donne, come tattica di guerra e di terrorismo, sia un crimine abominevole contro l’umanità.  Oggi però le guerre sono ancora combattute sopra corpi di migliaia di donne e con violenze indicibili verso tanti bambini e questa consapevolezza ha portato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dopo un lungo ed articolato dibattito, all’approvazione della Risoluzione 2467, con 13 voti a favore e 2 voti di astensione.

Molte le espressioni di favore che hanno accolto la nuova Risoluzione, ma non sono mancate le espressioni d’insoddisfazione.  Il testo raggiunto presenta lati positivi. Quali invece le problematiche scansate? La 2467 parte dalla constatazione che, nonostante i divieti, le violenze sessuali continuano ad alimentare e ad accompagnare i conflitti. Questi crimini di guerra sono effettuati con lo scopo di seminare il terrore, di disgregare le famiglie, il contesto sociale, ma anche di modificare la composizione etnica delle comunità. I sopravvissuti a queste violenze soffrono di disturbi psicologici, un senso di vergona ne limita la ripresa di una vita normale e sono discriminati o, peggio, stigmatizzati dalle comunità di origine come soggetti marchiati di infamia, “contaminati”. Per non parlare dei figli dello stupro, che in seno alle comunità non sono riconosciuti come titolari di diritti.

La risoluzione evidenzia tutto questo: chiede fermamente che tutte le parti coinvolte nei conflitti armati mettano subito fine ad atti di violenza sessuale (art. 1); invita a rinforzare la legislazioni statali contro le violenza sessuali e le relative sanzioni (art.3); chiede un incremento della circolazione di informazioni e dell’analisi delle violenze sessuali perpetrate nei conflitti (art. 6); incoraggia la creazione di Comitati di inchiesta e di Comitati per l’applicazione di “sanzioni di mirate”, anche con l’ausilio di esperti (art. 8). Si sofferma sulla tutela dei bambini nei conflitti e sulla necessità di individuare le cause profonde di questi crimini, anche attraverso visite periodiche nelle zone di conflitto e ascolto di gruppi di donne locali (art. 13).

Il vero nodo della discussione è stato, tuttavia, la tutela della salute sessuale riproduttiva delle donne. Cosa s’intende con questa espressione?

L’Organizzazione Mondiale per la Salute la definisce come “lo stato di benessere fisico, mentale e sociale, correlato al sistema riproduttivo e alle sue funzioni, che consente a donne e uomini di condurre una vita sessuale responsabile, soddisfacente e sicura”, concetto che rientra nella sfera dei diritti umani e si collega alla libera scelta dell’individuo. Il perno del dibattitoè stata quindi la contrapposizione tra il diritto alla vita e il libero arbitrio. L’Art. 16 della Risoluzione, pur avvicinandosi alla questione, disattende le richieste di lasciare al libero arbitrio, della vittima di violenze in situazione di conflitto, la scelta di continuare o meno la gravidanza frutto dello stupro. Affronta invece la questione invitando gli Stati a fornire ai sopravvissuti ed in un’ottica di genere cure appropriate, secondo i bisogni particolari dei soggetti e senza alcuna discriminazione. A ciò aggiunge il riconoscimento del legame tra violenza sessuale nei conflitti armati e nei post confitti e diffusione dell’infezione da HIV, fardello enorme per le donne, che ostacola la parità dei sessi.

Questa Risoluzione, la nona dal 2000 del Consiglio di Sicurezza che affronta il tema dei drammi umani vissuti nei conflitti, sembra lasciare spazi vuoti e, come ha detto Nadia Murad, “rappresenta un passo nella giusta direzione, ma deve essere seguita da passi concreti per raggiungere la realtà”.

La 2467 ha comunque richiamato l’attenzione degli Stati sulla violenza sessuale nei conflitti e sulla presa di responsabilità delle drammatiche conseguenze che queste violenze determinano. Nella stessa direzione, ma con l’intento di favorire nei giovani la consapevolezza dell’importanza della tutela dei diritti umani e della conoscenza delle problematiche di genere, ACDMAE ha realizzato il Corso Donne Pace e Mediazione * in partnership con l’Università de La Sapienza. La nostra speranza è che, in sintonia con i tanti che si sono spesi per l’adozione della 2467, si possa dare un contributo allo sviluppo di quella “conoscenza” che porti alla libertà da logiche violente e distruttive.

* Anna Orlandi C. Iannuzzi ha contributo alla realizzazione del Corso e dal 2017 è membro del suo Consiglio Didattico.

Anna Orlandi Contucci Iannuzzi

Dopo la Laurea in Economia e Commercio alla Luiss di Roma, ha lavorato per dieci anni in una società finanziaria. Si specializza successivamente in tutela dei diritti dei minori mettendo in pratica le proprie competenze presso l’Area Diritti dei bambini del Comitato italiano per l’Unicef. Ha anche collaborato con il desk “Ascolto” del Centro Sociale Vincenziano Onlus a sostegno delle persone in difficoltà, e oggi lavora stabilmente a Roma, presso l’Ufficio del Grande Ospedaliere del Sovrano Ordine di Malta.

1 Commento
  1. Cara Anna,

    grazie per il tuo interessante lavoro ed impegno di grande rilevanza per tutti, in particolare le donne ancora gravemente vittime di tanta troppa violenza, basta pensare anche alle mutilazioni genitali oltre agli stupri, femminicidi e violenza piscologica oltre che fisica.

    Buon lavoro!
    Ilaria de Franchis

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