Marcello, come here! La vita di Mastroianni in una mostra

di Eleonora Mancini Durante Mangoni

E’ “Marcello Mastroianni, una vita tra parentesi” il titolo della ricchissima mostra dedicata a una delle grandi icone del cinema italiano a cura di Gianluca Farinelli e allestita nello spazio espositivo del Museo dell’Ara Pacis. 
“Tra parentesi” Marcello era solito definire le pause che gli era permesso di vivere tra le riprese degli innumerevoli film (quasi 200) interpretati e che la mostra narra mettendo alternativamente a fuoco l’attore e l’uomo, il suo spirito leggero e il suo sguardo profondo.

Dalle semplici origini come figlio di un falegname di Fontana Liri, nipote di uno scultore e, forse, discendente di un pregevole artista dell’intaglio citato addirittura dal Vasari, l’attore Mastroianni deve i primi contatti con il mondo del cinema ad un dono fortuito: un pass che gli regala un’amica proprietaria di trattoria a Cinecittà. Le prime comparsate e piccole parti e, tra dettagli poetici e testimonianze, foto e filmati, la narrazione della mostra giunge al suo fulcro: l’incontro con Federico Fellini, di cui è da pochi giorni trascorso il 25° dalla morte. Mentore, maestro, amico,
compagno di giochi e bizzarrie, Fellini elegge Mastroianni a suo interprete prediletto, a suo alter ego e protagonista di molti film passati alla storia: “La dolce vita”, “8 e 1/2”, “La città delle donne”, “Intervista”, “Ginger e Fred” e altri, indimenticabili. In Mastroianni, Fellini trova l’interprete perfetto di quella sua geniale modalità di ricostruire contesti sociali e tipi umani e tale da fargli meritare, oggi a detta di molti, l’appellativo di “ultimo grande antropologo d’Italia”.

Un Mastroianni ironico e auto ironico è quello che emerge, mai imprigionato nei cliché né nei luoghi comuni che scarta con una abile tecnica di ribaltamento dei piani, interpretando personaggi caratterizzanti e immediatamente dopo il loro contrario. Un Mastroianni divo e antidivo, capace di dominare la scena ma anche di lasciare spazio e defilarsi fino a essere spalla docile di grandi attrici, prima tra tutte Sofia Loren, accanto a cui veste spesso i panni dell’uomo, perdente. Fil rouge del racconto è l’ultima interpretazione del grande attore, regalata alla cinepresa della sua compagna, Anna Maria Tatò, a cui nell’estate 1996, quasi presentendo la fine (morirà a dicembre), si racconta nel bel documentario testamento, il corto “Mi ricordo, sì, io mi ricordo”, presentato l’anno successivo a Cannes. Anna Maria Tatò, ancora una bella donna dalle labbra rosse e dal carattere deciso, era alla vernice assieme al jet-set capitolino e in quell’occasione ha ricordato di come sia stato coinvolgente e duro ripercorrere le tante testimonianze della vita del compagno, amatissimo, che la conquistò con il garbo e la finezza che gli erano consuete. Non meno intenso è stato il lavoro del curatore Farinelli, direttore della cineteca di Bologna, grande esperto di restauro cinematografico e ideatore d’importanti rassegne, per via dell’immane mole di materiale che è stato necessario selezionare tra centinaia di fotografie (molte delle quali inedite) cimeli, tracce di film e di spettacoli teatrali. Ma il risultato è senz’altro riuscito: una mostra che racconta intimamente e “senza filtri” il volto più amato del cinema italiano.

“Marcello Mastroianni, una vita tra parentesi” – ideata da “Equa” di Camilla Morabito, in collaborazione con MiBAC e Istituto-Luce Città e con il contributo di Acea, Igea banca, Sorgente Group e Roberto Coin SpA – resterà aperta al pubblico fino al 17 febbraio 2019.

Eleonora Mancini Durante Mangoni

Una laurea in Lingue e Letterature Straniere e una specializzazione all’Università Statale di Mosca, vari anni di lavoro nell’ambito della comunicazione e promozione del “Made in Italy” all’estero. E’ stata membro del Direttivo ACDMAE 2015/2017 con la responsabilità del Gruppo Eufasa e prima sostenitrice del Progetto editoriale di “Altrov’è”.  Attualmente lavora a Roma, per la ROBERTO COIN S.p.a. Ha collaborato con scrittori e giornalisti in progetti editoriali, conducendo lo studio dei materiali di ricerca in lingua russa.  Ha vissuto in Russia, Libia, Giappone.

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