Angola: riusciranno i nostri eroi…?

di Raffaella Tucci Miscia

 

Metà luglio, aeroporto 4 de Fevereiro, Luanda, Angola; ad accogliere me e le mie figlie c’è mio marito, già qui da 3 mesi. Nel tragitto verso la residenza mi si riempiono gli occhi di luce, colori, movimento. Le palme della Marginal (il lungomare di Luanda) scorrono accanto a chi fa jogging, gioca a basket, fa ginnastica, un’oasi in mezzo al caos di una città di oltre 6 milioni di abitanti, senza semafori, senza un piano urbanistico ben definito, dove i ricchi lo sono davvero, di una forma sfarzosa ed ostentata, e i poveri vivono nella miseria, quella vera.

Ecco, sono in Africa, sento fin dai primi istanti che inizia un nuovo capitolo della mia vita, del tutto diverso da ciò che ho vissuto finora e proprio per questo affascinante.

Arriva il week end, prima uscita dalla città: le cascate di Calandula, spettacolo mozzafiato, ma perché sento qualcosa di familiare in questo paesaggio? Rivedo in un lampo Alberto Sordi e Bernard Blier brandire uno “sgommarello” e scaldare una pentola d’acqua per cuocere il maccheroncello numero 3! Erano proprio lì nel capolavoro di Ettore Scola “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” !!! Sentiamo che non ci basta la vista delle cascate e chiediamo ad una guida locale di portarci a visitare  un villaggio. Ci conduce in uno composto da una dozzina di case fatte di fango e scopriamo che lì vive un vecchio che conosce l’arte di costruire la marimba (tipico strumento africano a percussione composto da tavole di legno da cui pendono come risonatori zucche essiccate). Ci sediamo per terra con gli abitanti del piccolo villaggio, i quali improvvisano un ritmo africano; non mi tiro indietro quando mi invitano a provare lo strumento e sento che siamo più noi l’attrazione per loro che il contrario. I bambini del villaggio ridono nel rivedersi dentro al cellulare che ha catturato quei momenti, giocano a calcio con una palla fatta di stracci e gridano di gioia quando dalla macchina tiriamo fuori un pallone vero e glielo lanciamo. “Bola, bola!!!” gridano. Come ci si sente davanti a questi bambini? E’ una sensazione strana, un misto di rimpianto per aver noi perso la capacità di gioire delle piccole cose e di consapevolezza che ciò di cui noi non possiamo più fare a meno, qui è superfluo.

L’ambasciatore d’Italia accreditato in Angola lo è anche nel piccolo stato di São Tomé e Príncipe, un arcipelago vulcanico che si trova nell’Oceano Atlantico, nel Golfo di Guinea. La nostra seconda uscita da Luanda è proprio qui, nell’isola di São Tomé dove ci accoglie il console onorario, Claudio Corallo, un italiano che è riuscito, grazie alla sua specializzazione in agronomia tropicale ma soprattutto alla sua dedizione nella cura del processo di produzione del cacao, a trasformare le fave di cacao in un cioccolato d’eccellenza, riservato a raffinati e danarosi intenditori in tutto il mondo e reperibile solo in negozi di delicatessen, tipo Eataly.  Siamo estasiati dalla passione che pone nello spiegare il processo di evoluzione nella produzione del cacao nelle sue piantagioni e nel renderci conto che il suo è uno dei pochissimi prodotti africani che viene esportato come prodotto finito e non come materia prima. Ancora più estasiati quando proviamo il suo cioccolato… nonostante sia vissuta in Svizzera 4 anni, provavo per la prima volta il vero sapore del cioccolato! Con un’accoglienza così il viaggio prometteva bene! E infatti… la natura selvaggia, il mare cristallino che si perde nel cielo, i cocchi appena colti dalle palme e consumati sulla spiaggia bianchissima in alcuni luoghi e nera in altri, le foreste incontaminate, la strana sensazione di trovarsi esattamente a cavallo tra i due emisferi, calpestando la linea dell’equatore… tutto questo, ma anche un grande spirito di avventura e di adattamento, hanno reso questa esperienza unica.

Finite le vacanze, comincio a confrontarmi con la mia nuova vita quotidiana, a guardarmi intorno: la vita è cara (dicono che Luanda sia la città più cara al mondo) e per completare la lista della spesa visito almeno tre supermercati; le merci si trovano, ma non tutte nello stesso posto. Partecipo ai primi ricevimenti, conosco le altre consorti, l’ambiente diplomatico è accogliente e sereno; mi dedico a riformare la residenza dove per tanti anni è mancata la figura dell’ambasciatrice, inserisco le figlie a scuola e… finalmente arriva il container e con esso il mio pianoforte. Come sarà la vita culturale a Luanda? Nella mia ricerca entro in contatto con una delle pochissime scuole di musica, un conservatorio a tutti gli effetti, si studiano tutti gli strumenti, si fanno gli esami, i concerti, ma questa scuola ha una peculiarità: gli studenti sono “meninos de rua”, ragazzi cioè strappati alla strada, alla delinquenza, all’accattonaggio, a cui viene data una possibilità di salvezza attraverso lo studio della musica. La soddisfazione data dal sentirsi capaci di produrre qualcosa di bello ed emozionante ha dato un senso alla loro vita. Per molti, oltre che una passione, è diventata una professione, infatti i più grandi insegnano già ai più piccoli. Inoltre a scuola hanno imparato a lavarsi (la maggior parte di loro vive in case dove non c’è l’acqua corrente né l’elettricità), a mangiare tutti i giorni la colazione e il pranzo (totalmente aleatori nelle loro famiglie), ad avere rispetto per le persone e per le cose (tutti gli strumenti appartengono alla scuola e vengono condivisi per permettere a tutti i ragazzi di esercitarsi). Ma le corde dei violini si rompono, le pelli dei tamburi si usurano così come le ance degli strumenti a fiato e in Angola non si trovano accessori per strumenti né loro hanno i mezzi per comprarli. I finanziamenti stanziati dal governo all’avvio di questa iniziativa sono insufficienti a coprire le spese per quelli che da 20 sono diventati 640 iscritti.

Come non appassionarsi ad un progetto umanamente e socialmente tanto importante? Arriva il Natale ed organizzo una raccolta fondi tra i parenti in sostituzione dei regali, ordino a Roma tutto il materiale di cui hanno bisogno per la manutenzione degli strumenti ed avvio un dialogo con una scuola media musicale di Roma per un gemellaggio tra le due scuole ed una futura collaborazione…

Riusciranno i nostri eroi…?

Raffaella Tucci Miscia

Raffaella, oltre a essere un’accanita lettrice, è una vera e propria poliglotta e ha appreso la lingua di ogni paese in cui ha vissuto. Questione di orecchio? Forse sì! E a Raffaella non manca: è infatti una musicista, diplomata in pianoforte, concertista e insegnante di pianoforte, nonché soprano nel nostro coro.

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