Storia di
un Ambasciatore marinaio

Antonio Bandini (a destra)
Antonio Bandini (a destra)

di Consuelo Cappello Bandini

Antonio Bandini, già Console Generale a New York ed Ambasciatore ad Asmara ed a Oslo, dopo il pensionamento nel 2013 ha dedicato buona parte del suo tempo a traversate oceaniche in barca a vela: prima in Atlantico (Canarie – Martinica) poi nel Pacifico (Vanuatu – Australia, 2016). Gli abbiamo rivolto qualche domanda su questa sua attività, non proprio scontata per un Ambasciatore a riposo. Ad intervistarlo …e chi, se non lei: sua moglie Consuelo!

Come ti è venuta questa curiosa idea di impiegare il tempo in lunghe veleggiate oceaniche, invece di scrivere le tue memorie o di dedicarti a qualche attività più o meno connessa con la professione che hai svolto per quasi quarant’anni?

Prima di tutto, sono stato velista molto prima di essere diplomatico. Da questo punto di vista, è piuttosto un ritorno alle origini. Ho partecipato alle mie prime regate a quindici anni, continuando poi durante il mio servizio militare in Marina. Più che un cambio dalla diplomazia al mare, si è trattato di un ritorno ad una vocazione originaria. Che d’altra parte non ho mai veramente abbandonato, visto che anche durante gli anni di servizio non ho mai completamente smesso di andare in barca a vela e di partecipare a regate. Certo, dall’estero era molto più complicato e costoso. Adesso, è possibile conciliare lunghe assenze con le attività professionali che ho conservato. Anche perché ho la fortuna di poter contare su una moglie comprensiva.

Come ti organizzi queste lunghe traversate? Navighi con la tua barca o devi cercarti imbarchi di volta in volta diversi?

In effetti posseggo, in comproprietà con amici di lunghissima data, una vecchia barca in legno con la quale ci divertiamo ancora a partecipare a numerose regate per barche d’epoca, soprattutto in Adriatico. Si tratta di un mondo affascinante (soprattutto per noi, a nostra volta equipaggi d’epoca..). Uno dei miei luoghi preferiti è il Club Nautico Adriaco di Trieste, dove si svolgono diverse di queste regate e dove si respira ancora un’aria fin de siècle, assai poco cambiata dalle sue origini austro – ungariche. Ma una barca come la nostra non potrebbe mai affrontare in sicurezza una traversata oceanica. Per questo sono in contatto con diversi siti dove si reclutano equipaggi per barche impegnate nelle cosiddette lunghe rotte, che fanno il giro del mondo o comunque si spostano da un continente all’altro. Sono più numerose di quanto si possa pensare, e trovare un imbarco, normalmente sulla base di una condivisione delle spese, non è difficile. E poi dopo un po’ fra navigatori oceanici, esattamente come fra diplomatici, cominciamo a conoscerci tutti.

Come si passa il tempo a bordo, in traversate che durano diverse settimane? Non temete le tempeste? Infine, che effetto fa passare dal ruolo di Ambasciatore a quello di semplice membro dell’equipaggio?

Il fascino degli oceani – il grande navigatore italiano Alex Carozzo diceva giustamente “qualsiasi oceano va bene” – è proprio quello di dilatare il tempo, rispetto all’affanno della nostra vita quotidiana, che, con mia sorpresa, perdura anche una volta lasciata la professione attiva. In una lunga navigazione c’è tempo per guardare il mare, sempre uguale, ma in realtà che cambia ad ogni onda, e per conversare veramente con i compagni, senza l’incubo del prossimo impegno o del cellulare che squilla. Certo, navigare in oceano non è comodo: possono passare settimane prima che si possa appoggiare una tazzina da caffè sul tavolo senza che voli immediatamente via a causa del movimento della barca. Le onde sono sempre grandi, anche quando il tempo è buono. Quanto al meteo, è vero che è fondamentale: le tempeste sono di una bellezza tragica e sconvolgente, ma non c’è marinaio che non preferisca una giornata di sole ed una brezza tesa. Ma è molto rilassante che le priorità diventino pressione barometrica ed isobare, invece che delle mille ansie della vita a terra. Quanto all’ultimo punto, forse mi è stato più difficile abituarmi a essere trattato da Ambasciatore quando lo ero ancora! Adesso, se a bordo qualcuno mi chiama ancora “Ambasciatore” è per dirmi che c’è da asciugare la sentina o da lavare i piatti…

Buono a sapersi… Ambasciatore, ci sarebbero dei piatti anche da noi!!!

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Consuelo Cappello Bandini

Consuelo Cappello Bandini, figlia e moglie di diplomatici, tornata a Roma dopo 12 sedi complessive all’estero. Eletta per la prima volta al Consiglio, svolge mansioni di Tesoriere e aiuta anche Insieme a Roma perchè le piacerebbe sviluppare più rapporti con consorti delle Ambasciate straniere a Roma.

3 Commenti
  1. Ho un ricordo bello e affettuoso del mandato avventuroso dell’ambasciatore ad Asmara, dove prestavo servizio in qualità di docente di inglese nella scuola italiana. Ho molto ammirato la sua fermezza e il suo coraggio nel fronteggiare le conseguenze della sua azione diplomatica nei confronti del regime. Ho avuto modo di apprezzare anche la sua elasticità di pensiero nel confronto su temi sindacali in qualità di rappresentante dei miei colleghi di scuola. Mi fa molto piacere leggere delle sue avventure marine negli anni della pensione, un motivo in più per ricordare con simpatia l’uomo oltre il ruolo

  2. Invece sarebbe stato imortante avesse scritto le sue memorie. Ricordo la sua ammirabile opera in Eritrea. Chi ama quella terra ricorda l’opera coerente e non abbastanza difesa di un grande diplomatico.

  3. Carissimi, ogni tanto vi ritrovo poi vi perdo. Che bella questa intervista
    Brava Consuelo !!
    Un grande abbraccio a tutti voi
    Un bacio

    Anna maria Tinti Vitali

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