Sofiko e Kote, Veriko e Mikhail una generazione di registi e attori nella Georgia post-sovietica

di Margherita Belgiojoso di Lorenzo Badia

Sofiko Chiaureli aveva un lungo naso magro gentilmente aquilino, gli occhi asimmetrici e la capacità di trasformarsi in qualsiasi personaggio. Del suo talento di attrice si accorse Sergej Paradžanov, uno dei più grandi registi sovietici, che di lei fece la propria musa: Sofiko interpretò ben sei personaggi ne ‘Il colore del melograno’, il film di Paradžanov più celebrato. Il marito di Sofiko invece, Kote Makharadze, aveva il physique du rôle del regista, con un sorriso sornione e lo sguardo pungente: ma se il mondo del teatro lo considerava regista e attore, per tutti i georgiani Kote fu il più grande commentatore sportivo del ventesimo secolo. Anche oggi, su internet, i tifosi tessono nostalgici le lodi della sua ultima cronaca, quella della partita di calcio Russia-Georgia disputata il 12 ottobre 2002. Kote morì poche ore dopo. Sofiko e Kote si incontrarono sulla scena di un film, e lui si innamorò subito dell’erede della più potente famiglia di artisti di teatro e di cinema dell’Unione Sovietica: la madre di Sofiko infatti, Veriko Anjaparidze, fu attrice celeberrima, inserita dagli inglesi nella top ten degli attori drammatici del ventesimo secolo. Mentre il padre, il regista Mikhail Chiaureli, era stato amico personale di Joseph Stalin, georgiano come loro. Per tutti erano semplicemente Veriko e Mikhail, la Giulietta Masina e il Federico Fellini dell’Unione Sovietica. Sofiko e Kote si sposarono in terze nozze per lui, seconde per lei, non ebbero mai figli insieme ma svariati per conto proprio. Lui morì nel 2002, lei gli sopravvisse di sei anni. Ai funerali accorsero migliaia di persone.
Nell’appartamento dei suoceri, una palazzina di un quartiere residenziale di Tbilisi in fondo a una via lastricata di ciottoli, nel 1987 Kote fondò il ‘Teatro di un solo attore’ e lo intitolò proprio a Veriko. Per statuto si rappresentavano soltanto monologhi. Poche ore prima dello spettacolo nelle due stanze dell’appartamento spuntavano decine di sedie pieghevoli, da dietro i mobili emergevano le luci di scena, si apriva il sipario del piccolo palcoscenico e in un batter d’occhio l’appartamento diventava Teatro. Se a Tbilisi ancora oggi chiedi di Sofiko, tutti, anche chi a teatro non va mai, sorride e indica la strada per il teatro intitolato a Veriko. “Sofiko era amatissima da tutti” dice Ia Sherazadishvili, ex braccio destro della coppia, oggi collaboratrice del Rustaveli, il primo palcoscenico di Tbilisi: “Aveva un’energia infinita, e la voglia di fare sempre cose nuove. Amava il sole, e anche se negli ultimi tempi era molto malata, non poteva rinunciare al mese estivo sulle spiagge di Batumi. La sua tavola era sempre apparecchiata per decine di attori meno fortunati di lei: Sofiko non sapeva dire di no a nessuno, aiutava tutti”. Il minuscolo cortile è occupato da una piscina poco più grande di una fontana: “Sofiko ci nuotava ogni giorno, anche d’inverno” dice Iosif Bakuradze, Soso per gli amici, il direttore del ‘Teatro di un solo attore’. Due volte la settimana l’appartamento-teatro si riempie ancora di spettatori, e un centinaio di persone vestite di pellicce, sciarpe e cappelli si riunisce per combattere il freddo dei termosifoni tenuti al minimo. Le pareti sono coperte di fotografie dai colori sgargianti cucite con merletti e stoffe, opere di Paradžanov. Oppure acquarelli di amici pittori, i ritratti di Veriko, poesie autografate di Boris Pasternak e di Nazim Hikmet e i quadri del pittore georgiano naïf Niko Pirosmani. La brochure riporta orgogliosamente che ospiti illustri dell’appartamento-teatro furono John Steinbeck, Vanessa Redgrave, Tonino Guerra, e persino Elliot Roosevelt, lo sbandato figlio di Franklin Delano. Questa sera va in scena un testo di Ilia Chavchavadze, l’intellettuale della Georgia libera pre-sovietica ucciso dai bolscevichi (o dalla polizia segreta zarista, non si è mai capito) considerato il padre della Georgia moderna e un pilastro nel repertorio del teatro. Sul palcoscenico c’è una sola attrice, la scenografia è quasi inesistente, e l’illuminazione e gli effetti sonori sono affidati a una persona nascosta tra le ante di un piccolo armadio che accomoda il mixer luci e audio. “Il teatro fu fondato nel pieno della Perestroika, risvegliò l’identità georgiana e ebbe un ruolo fondamentale per la fine della dominazione sovietica” continua Bakuradze. Ma oggi, con la morte dei suoi fondatori, il ‘Teatro Veriko’ rischia di scomparire. Sembra che non interessi più a nessuno. Mancano i soldi. Nella Georgia contemporanea tutto ciò che puzza di vecchio è considerato inutilizzabile e messo da parte, e l’ossessione per il nuovo e post-sovietico investe tutti i settori del paese. Una smania che rischia di spazzar via anche il teatro di Sofiko e Kote.

Margherita Belgiojoso di Lorenzo Badia

Ha vissuto a Mosca dal 2002 al 2014. Ha lavorato per la Ferrero, poi come giornalista freelance, collaborando con Diario, l’Espresso, Il Sole 24 Ore, il Foglio e altre tra le principali testate italiane. Dal 2011 al 2013 ha lavorato per l’organizzazione dell’Anno della Cultura e della Lingua italiana in Russia e il programma delle Eccellenze italiane in Russia.

4 Commenti
  1. Grazie Margherita! Mi hai svelato una storia russa/georgiana meravigliosa. Il teatro di un solo attore è un’idea che poteva nascere solo là in quel momento e che rivela tantissimo…

  2. Dear Margaret
    Thank you very much for this top nice piece of Georgian story…
    Really it is happiness for us Georgians to come across of these names Sofiko and Kote, Veriko and Mikhael…those have been the people, who demonstrated the intellect of Georgians we are proud of.
    Thank you very much Margaret.

    Eka Metreveli
    Spouse of Georgian Ambassador

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