ALTROV’È ALLA 74 BIENNALE DEL CINEMA di VENEZIA

0.LIDO
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Il nostro ALTROV'E' ha passato la selezione per gli accrediti stampa, partecipiamo alla Biennale del Cinema come corrispondenti. Ecco i PRESS PASS!
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1.Eleonora MRosaria

Il nostro ALTROV'E' ha passato la selezione per gli accrediti stampa, partecipiamo alla Biennale del Cinema come corrispondenti. Ecco i PRESS PASS!

3 settembre: Roma-Venezia. Ci prepariamo, iniziamo dai fondamentali: CIAK!
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2.TRENO

3 settembre: Roma-Venezia. Ci prepariamo, iniziamo dai fondamentali: CIAK!

0.LIDO
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0.LIDO

Una delle Sale Stampa, sempre affollate eppure silenziosissime, con tutti i confort.
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5.SALASTAMPA

Una delle Sale Stampa, sempre affollate eppure silenziosissime, con tutti i confort.

Paola Turci, tra i giurati per il SOUDTRACK STARS AWARD : premio per la migliore colonna sonora a AMMORE E MALAVITA dei Fratelli Manetti. Meritatissimo! "Paola, se potessi scegliere, per quale regista ti piacerebbe comporre una colonna sonora?" risponde: "Comporre??? Recitare! Mi piacerebbe fare l'attrice!" ...SCOOP!
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6.PAOLATURCI

Paola Turci, tra i giurati per il SOUDTRACK STARS AWARD : premio per la migliore colonna sonora a AMMORE E MALAVITA dei Fratelli Manetti. Meritatissimo! "Paola, se potessi scegliere, per quale regista ti piacerebbe comporre una colonna sonora?" risponde: "Comporre??? Recitare! Mi piacerebbe fare l'attrice!" ...SCOOP!

La sicurezza: controlli (blandi) all' entrata al Lido e bonifica costante - ma della sola Sala Grande, quella principale - con i cani.
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7.CANI

La sicurezza: controlli (blandi) all' entrata al Lido e bonifica costante - ma della sola Sala Grande, quella principale - con i cani.

E si comincia! Nella maestosa Sala Darsena.
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8.SALADARSENA

E si comincia! Nella maestosa Sala Darsena.

MARVIN di Anne Fontaine è una toccante riflessione sull'identità.  La storia oscilla tra presente e feed back nella vita di un giovane omosessuale che grazie alla scrittura e al teatro accetta sé stesso, supera i conflitti con una famiglia e un mondo con cui non ha nulla in comune (sembrano usciti dalla penna di un Niccolò Ammanniti) e fa di sé stesso la propria opera d'arte: "Il teatro serve a rendere qualcosa la propria diversità".  E all' opera, che vive ormai di vita propria e viene "lasciata andare"' rispetto all'individuo che l'ha creata, il protagonista lascia il suo nome: Marvin. Nei dialoghi, citazioni estremamente poetiche per una sceneggiatura sicuramente molto bella da leggere.  Passata l'onda emotiva, il film lascia però una sensazione di déjà vu e rimanda ai tanti film sul tema, dal risultato forse anche migliore.  I protagonisti Finnegan Oldfield, Charles Berling, Isabelle Huppert (che interpreta sé stessa) e Catherine Mouchet bravissimi e nell'immediato l'impatto è forte. Un po' di disincanto viene dopo, quando si riaccende il cervello.
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10.MARVIN

MARVIN di Anne Fontaine è una toccante riflessione sull'identità. La storia oscilla tra presente e feed back nella vita di un giovane omosessuale che grazie alla scrittura e al teatro accetta sé stesso, supera i conflitti con una famiglia e un mondo con cui non ha nulla in comune (sembrano usciti dalla penna di un Niccolò Ammanniti) e fa di sé stesso la propria opera d'arte: "Il teatro serve a rendere qualcosa la propria diversità". E all' opera, che vive ormai di vita propria e viene "lasciata andare"' rispetto all'individuo che l'ha creata, il protagonista lascia il suo nome: Marvin. Nei dialoghi, citazioni estremamente poetiche per una sceneggiatura sicuramente molto bella da leggere. Passata l'onda emotiva, il film lascia però una sensazione di déjà vu e rimanda ai tanti film sul tema, dal risultato forse anche migliore. I protagonisti Finnegan Oldfield, Charles Berling, Isabelle Huppert (che interpreta sé stessa) e Catherine Mouchet bravissimi e nell'immediato l'impatto è forte. Un po' di disincanto viene dopo, quando si riaccende il cervello.

Ha vinto il Premio Speciale della Giuria della Sezione ORIZZONTI. E pensare che non avremmo voluto vederlo, soprattutto a fine serata e dopo una giornata pesante. Ma ci siamo sbagliate di sala e abbiamo dovuto. Per fortuna. Dura la storia di CANIBA di VERENA PARAVEL e LUCIEN CASTAING-TAYLOR, un quasi documentario sull'antropofagia. Protagonista l'omicida e cannibale giapponese (con fratello masochista) Issei Isagawa che uccide e divora la collega olandese d'università, di cui è innamorato. Eppure colpisce a suo modo: le riprese a cogliere dettagli ravvicinati del viso del personaggio principale. Di lui conosciamo ogni poro del viso, ma la telecamera non lo inquadra mai per intero: un'immagine deviata e fuori centro nel video tanto quanto lo è la mente dell'uomo nella realtà. Niente sangue, niente immagini efferate: il racconto del delitto di Isagawa (che interpreta sé stesso) viene lasciato ai manga (che disegna lui stesso). Mentre la voce del cannibale spiega la pulsione sconvolgente a "sentire in bocca" il sapore dell'amata, ad "affondare in qualcosa di morbido". Mentre la bocca di Isagawa, inquietante, rumina per buona parte del film...   "Film disturbante " - spiega il presidente della Giuria Orizzonti GIANNI AMELIO in conferenza stampa, poco dopo aver assegnato il premio -  "Alle giurie viene sempre chiesto un bilanciamento tra film più estremi e film meno provocatori. Per ORIZZONTI questa regola è meno sentita. Avevamo titoli molto interessanti. Su 20 film, 15 erano di tendenza, potenzialmente disturbanti e CANIBA lo è molto. Ma questa è la sua forza, è tra quei film che lasceranno un segno e caratterizzeranno il cinema di domani. Quest'anno c'era davvero una buona selezione e la geografia del mondo era ottimamente rappresentata: Asia Medio Oriente...c'era tutto! Anche oltre le barriere stilistiche"
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11.CANIBA

Ha vinto il Premio Speciale della Giuria della Sezione ORIZZONTI. E pensare che non avremmo voluto vederlo, soprattutto a fine serata e dopo una giornata pesante. Ma ci siamo sbagliate di sala e abbiamo dovuto. Per fortuna. Dura la storia di CANIBA di VERENA PARAVEL e LUCIEN CASTAING-TAYLOR, un quasi documentario sull'antropofagia. Protagonista l'omicida e cannibale giapponese (con fratello masochista) Issei Isagawa che uccide e divora la collega olandese d'università, di cui è innamorato. Eppure colpisce a suo modo: le riprese a cogliere dettagli ravvicinati del viso del personaggio principale. Di lui conosciamo ogni poro del viso, ma la telecamera non lo inquadra mai per intero: un'immagine deviata e fuori centro nel video tanto quanto lo è la mente dell'uomo nella realtà. Niente sangue, niente immagini efferate: il racconto del delitto di Isagawa (che interpreta sé stesso) viene lasciato ai manga (che disegna lui stesso). Mentre la voce del cannibale spiega la pulsione sconvolgente a "sentire in bocca" il sapore dell'amata, ad "affondare in qualcosa di morbido". Mentre la bocca di Isagawa, inquietante, rumina per buona parte del film... "Film disturbante " - spiega il presidente della Giuria Orizzonti GIANNI AMELIO in conferenza stampa, poco dopo aver assegnato il premio - "Alle giurie viene sempre chiesto un bilanciamento tra film più estremi e film meno provocatori. Per ORIZZONTI questa regola è meno sentita. Avevamo titoli molto interessanti. Su 20 film, 15 erano di tendenza, potenzialmente disturbanti e CANIBA lo è molto. Ma questa è la sua forza, è tra quei film che lasceranno un segno e caratterizzeranno il cinema di domani. Quest'anno c'era davvero una buona selezione e la geografia del mondo era ottimamente rappresentata: Asia Medio Oriente...c'era tutto! Anche oltre le barriere stilistiche"

Splendida Penelope Cruz e altrettanto suo marito , il sex symbol Javier Bardem. In conferenza stampa per presentare l'ultimo lavoro ch eli vede recitare insieme,LOVING PABLO. Che però non riusciamo a vedere per il solito sovrapporsi delle proiezioni.
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12.BARDEMCRUZ

Splendida Penelope Cruz e altrettanto suo marito , il sex symbol Javier Bardem. In conferenza stampa per presentare l'ultimo lavoro ch eli vede recitare insieme,LOVING PABLO. Che però non riusciamo a vedere per il solito sovrapporsi delle proiezioni.

Divina Judi Dench! Lei è un buon motivo per andare a vedere VICTORIA e ABDUL (film fuori concorso) di Stephen Frears! Detto questo, se chiedete se mi è piaciuto la risposta è "NI". Un fumettone che sorprende per l'eccesso di leggerezza con cui il tema è trattato. Di questi tempi, poi! Al centro della storia, un incontro straordinario, un dialogo interculturale, un confronto tra diversità a tutti i livelli, uno scontro di personalità razziste e chiuse contro sensibilità emotive ed empatiche che invece si aprono inesorabilmente, affettivamente.  Manca però del tutto l'indagine psicologica, lo spessore e la problematicità, che sarebbe stato possibile esprimere pur senza perdere la leggerezza della narrazione. I personaggi sono macchiette, la storia non coinvolge particolarmente, se non per qualche trovata scenografica (un thè tra le brume scozzesi). Qualche battuta che fa sorridere, ma non ridere davvero. Molti interventi al computer sulla fotografia che accentuano ancor più l'idea di trovarsi davanti a un fumettone. Se non sapessimo che lo è, rimarrebbe il dubbio se questa storia sia accaduta davvero... Un film leggero da vedere con i figli, una favola godibile per la famiglia nelle sere d'inverno. I problemi - che anche Her Majesty the Queen si sarà posta, al di là delle sue imperiose prese di posizione - restano rigorosamente altrove.
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13.VICTORIAABDUL

Divina Judi Dench! Lei è un buon motivo per andare a vedere VICTORIA e ABDUL (film fuori concorso) di Stephen Frears! Detto questo, se chiedete se mi è piaciuto la risposta è "NI". Un fumettone che sorprende per l'eccesso di leggerezza con cui il tema è trattato. Di questi tempi, poi! Al centro della storia, un incontro straordinario, un dialogo interculturale, un confronto tra diversità a tutti i livelli, uno scontro di personalità razziste e chiuse contro sensibilità emotive ed empatiche che invece si aprono inesorabilmente, affettivamente. Manca però del tutto l'indagine psicologica, lo spessore e la problematicità, che sarebbe stato possibile esprimere pur senza perdere la leggerezza della narrazione. I personaggi sono macchiette, la storia non coinvolge particolarmente, se non per qualche trovata scenografica (un thè tra le brume scozzesi). Qualche battuta che fa sorridere, ma non ridere davvero. Molti interventi al computer sulla fotografia che accentuano ancor più l'idea di trovarsi davanti a un fumettone. Se non sapessimo che lo è, rimarrebbe il dubbio se questa storia sia accaduta davvero... Un film leggero da vedere con i figli, una favola godibile per la famiglia nelle sere d'inverno. I problemi - che anche Her Majesty the Queen si sarà posta, al di là delle sue imperiose prese di posizione - restano rigorosamente altrove.

Alì Fazal e Judi Dench alla prima di VICTORIA and ABDUL
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14.FAZALDENCH

Alì Fazal e Judi Dench alla prima di VICTORIA and ABDUL

Applausi per Judi Dench al termine del film
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15. DENCH

Applausi per Judi Dench al termine del film

Red carpet per Micaela Ramazzotti, interprete di UNA FAMIGLIA di Sebastiano Riso. Protagonista indiscussa - anche se non sempre perfetta - la Ramazzotti è nel solito ruolo di sé stessa, lo stesso da molti film: una bella e semplice ragazza di periferia, cuore buono e sensibilità primordiale. Qui è innamorata ed in balia di un uomo senza scrupoli con cui fa figli, che lui vende a coppie incapaci di averne. Un rapporto amoroso che alterna tenerezza, passione vera a crudeltà e violenza, in cui la donna scopre un desiderio di maternità propria e di famiglia vera che cozza violentemente con gli interessi dell'uomo. Peccato che la storia si sviluppi tra banalità e luoghi comuni ben prevedibili. Il broncio sofferente della Ramazzotti - pur convincente per i primi dieci minuti - diventa noioso quando protratto per tutta la durata del film. Qualche nota felice nella fotografia, immagini-cameo, particolari riusciti che sorprendono nel discorso cinematografico e che emozionano più del resto: le dita che seguono la trama di una tovaglia, un viso che emerge dall'acqua lattea di una vasca da bagno, luci fredde e calde, colori e non colori sapientemente alternati nei cambi di scena e nell'evoluzione della storia. Il fatto è che sarebbe ora che il cinema lasciasse i sensazionalismi che l'argomento solletica e parlasse di maternità assistita e delle realtà connesse anche con altri toni, altre storie, vere e credibili, possibili e reali: ce ne sono ormai innumerevoli, tra noi , con i loro risvolti psicologici complessi e avvincenti. Storie legali e trasparenti persino. Quelle sì che sarebbero storie originali! Evidentemente non è ancora così facile (redditizio?) farlo.
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16-MICAELARAMAZZOTTI

Red carpet per Micaela Ramazzotti, interprete di UNA FAMIGLIA di Sebastiano Riso. Protagonista indiscussa - anche se non sempre perfetta - la Ramazzotti è nel solito ruolo di sé stessa, lo stesso da molti film: una bella e semplice ragazza di periferia, cuore buono e sensibilità primordiale. Qui è innamorata ed in balia di un uomo senza scrupoli con cui fa figli, che lui vende a coppie incapaci di averne. Un rapporto amoroso che alterna tenerezza, passione vera a crudeltà e violenza, in cui la donna scopre un desiderio di maternità propria e di famiglia vera che cozza violentemente con gli interessi dell'uomo. Peccato che la storia si sviluppi tra banalità e luoghi comuni ben prevedibili. Il broncio sofferente della Ramazzotti - pur convincente per i primi dieci minuti - diventa noioso quando protratto per tutta la durata del film. Qualche nota felice nella fotografia, immagini-cameo, particolari riusciti che sorprendono nel discorso cinematografico e che emozionano più del resto: le dita che seguono la trama di una tovaglia, un viso che emerge dall'acqua lattea di una vasca da bagno, luci fredde e calde, colori e non colori sapientemente alternati nei cambi di scena e nell'evoluzione della storia. Il fatto è che sarebbe ora che il cinema lasciasse i sensazionalismi che l'argomento solletica e parlasse di maternità assistita e delle realtà connesse anche con altri toni, altre storie, vere e credibili, possibili e reali: ce ne sono ormai innumerevoli, tra noi , con i loro risvolti psicologici complessi e avvincenti. Storie legali e trasparenti persino. Quelle sì che sarebbero storie originali! Evidentemente non è ancora così facile (redditizio?) farlo.

Il cast di UNA FAMIGLIA con il regista Sebastiano Riso
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17.CASTAFAMIGLIA

Il cast di UNA FAMIGLIA con il regista Sebastiano Riso

VR, ovvero VIRTUAL REALITY. La Giuria per la sezione VR, presieduta da John Landis, tre registi di estremo-orientali: la coreana Kim, e i registi Huang e Chung. Il cinema del futuro verrà da est! Chung sottolinea il grande potenziale della VR che è solo agli inizi della sperimentazione: avrà la stessa esplosione e impatto di Intenet, assicura. Landis: "Il regista non controlla più - limitandolo- il campo di visuale dello spettatore, nella VR lo spettatore guarda ovunque. Questo richiede un linguaggio tutto nuovo da parte del regista.  Noi assistiamo a un episodio di GOMORRA VR- WE OWN THE STREETS di Enrico Rosati in realtà virtuale: visore, cuffie e poltrona girevole. Scampia tutt'attorno, sopra e sotto di noi. I cambi di scena, improvvisi, il senso di limitazione dato dal campo ristretto del visore ed il passo inquietante dei guaglioni di Malammore che, pistola in pugno, ci sopraggiungono di lato, di spalle... Emozionante! Non perfettamente nitida la fotografia. Meglio così, se no sarebbe stato da cardiopalma!
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18.VRSALA

VR, ovvero VIRTUAL REALITY. La Giuria per la sezione VR, presieduta da John Landis, tre registi di estremo-orientali: la coreana Kim, e i registi Huang e Chung. Il cinema del futuro verrà da est! Chung sottolinea il grande potenziale della VR che è solo agli inizi della sperimentazione: avrà la stessa esplosione e impatto di Intenet, assicura. Landis: "Il regista non controlla più - limitandolo- il campo di visuale dello spettatore, nella VR lo spettatore guarda ovunque. Questo richiede un linguaggio tutto nuovo da parte del regista. Noi assistiamo a un episodio di GOMORRA VR- WE OWN THE STREETS di Enrico Rosati in realtà virtuale: visore, cuffie e poltrona girevole. Scampia tutt'attorno, sopra e sotto di noi. I cambi di scena, improvvisi, il senso di limitazione dato dal campo ristretto del visore ed il passo inquietante dei guaglioni di Malammore che, pistola in pugno, ci sopraggiungono di lato, di spalle... Emozionante! Non perfettamente nitida la fotografia. Meglio così, se no sarebbe stato da cardiopalma!

Convinte che avrebbe vinto il Leone d'Oro. E invece no.  Ci aveva creduto anche il regista e sceneggiatore  McDonagh, che se l'è legata al dito: faccia scura e aria molto delusa.  Delusi anche noi che abbiamo seguito il Festival, soprattutto dopo aver visto che il LEONE d'Argento è andato a JUSQU'A LA GARDE di Xavier Legrand, per cui sarebbe già ampiamente bastato il Premio Opera Prima. THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBINGS di Martin McDonagh è un film  BELLISSIMO!  Sceneggiatura esemplare dello stesso Mc Donagh: intelligente, sorprendente, profondo. La rabbia al centro della storia, tutti contro tutti: il cittadino violato contro la polizia, la polizia contro chi la discredita, bianchi contro neri, madre contro figli, normodotati contro chi soffre di handicap fisico. "Ama, calmati, pensa" è la massima, panacea a rabbia, dolore e mali dell'anima, dettata da uno dei protagonisti che lascia la vita guarito se non nel corpo, almeno nello spirito. Banalità in fondo! La genialità sta nel dimostrarlo con una sceneggiatura perfettamente tarata, una storia convincente, ricca di colpi di scena, e grazie ad attori che interpretano i propri personaggi magistralmente. La splendida Frances McDorman si presenta alla stampa così com'è sul set del film: scarmigliata e senza un filo di trucco. Lo stesso, la sera sul tappeto rosso: del resto, cosa potrebbe farla notare di più che la sua bravura??? Ragazzi, non perdetevelo!!!
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19. THREEBILLBOARDS

Convinte che avrebbe vinto il Leone d'Oro. E invece no. Ci aveva creduto anche il regista e sceneggiatore McDonagh, che se l'è legata al dito: faccia scura e aria molto delusa. Delusi anche noi che abbiamo seguito il Festival, soprattutto dopo aver visto che il LEONE d'Argento è andato a JUSQU'A LA GARDE di Xavier Legrand, per cui sarebbe già ampiamente bastato il Premio Opera Prima. THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBINGS di Martin McDonagh è un film BELLISSIMO! Sceneggiatura esemplare dello stesso Mc Donagh: intelligente, sorprendente, profondo. La rabbia al centro della storia, tutti contro tutti: il cittadino violato contro la polizia, la polizia contro chi la discredita, bianchi contro neri, madre contro figli, normodotati contro chi soffre di handicap fisico. "Ama, calmati, pensa" è la massima, panacea a rabbia, dolore e mali dell'anima, dettata da uno dei protagonisti che lascia la vita guarito se non nel corpo, almeno nello spirito. Banalità in fondo! La genialità sta nel dimostrarlo con una sceneggiatura perfettamente tarata, una storia convincente, ricca di colpi di scena, e grazie ad attori che interpretano i propri personaggi magistralmente. La splendida Frances McDorman si presenta alla stampa così com'è sul set del film: scarmigliata e senza un filo di trucco. Lo stesso, la sera sul tappeto rosso: del resto, cosa potrebbe farla notare di più che la sua bravura??? Ragazzi, non perdetevelo!!!

Gradite un panino Biennale-style?
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20.PANINI

Gradite un panino Biennale-style?

Applausi calorosi, entusiastici per AMMORE E MALAVITA. Ci è piaciuto un sacco! Non ha vinto altro se non il SOUNDTRACK STARS AWARD, migliore colonna sonora. Ma avrebbe meritato di più! Film dei fratelli Manetti, giovani registi napoletani che si stanno facendo notare per la loro capacità di schizzare una Napoli nuova e differente, in evoluzione ma sempre uguale a se stessa; raccontando i guai e le contraddizioni della città partenopea con un sguardo nuovo che non censura, ma allo stesso tempo non cade nello scontato cliché. Ma stavolta hanno proprio esagerato! Camorristi che sparano cantando, mezze tacche della malavita che si trasformano in super-eroi armati fino ai denti... Insomma, un racconto in musica che vuole fare il verso ai musical americani, recuperando però la tradizione della sceneggiata napoletana; impagabile il cammeo di un maestro del genere, Pino Mauro, accomodato su un trono di cornetti rossi in una magica piazza Plebiscito. Trama che fa l'occhiolino ai film sulla camorra, ma con una realizzazione assolutamente geniale; sicuramente un grande candidato al premio, se non altro per l'imprevedibilita del racconto e le interpretazioni magistrali, sia in recitato che in musica.
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21.AMMORE

Applausi calorosi, entusiastici per AMMORE E MALAVITA. Ci è piaciuto un sacco! Non ha vinto altro se non il SOUNDTRACK STARS AWARD, migliore colonna sonora. Ma avrebbe meritato di più! Film dei fratelli Manetti, giovani registi napoletani che si stanno facendo notare per la loro capacità di schizzare una Napoli nuova e differente, in evoluzione ma sempre uguale a se stessa; raccontando i guai e le contraddizioni della città partenopea con un sguardo nuovo che non censura, ma allo stesso tempo non cade nello scontato cliché. Ma stavolta hanno proprio esagerato! Camorristi che sparano cantando, mezze tacche della malavita che si trasformano in super-eroi armati fino ai denti... Insomma, un racconto in musica che vuole fare il verso ai musical americani, recuperando però la tradizione della sceneggiata napoletana; impagabile il cammeo di un maestro del genere, Pino Mauro, accomodato su un trono di cornetti rossi in una magica piazza Plebiscito. Trama che fa l'occhiolino ai film sulla camorra, ma con una realizzazione assolutamente geniale; sicuramente un grande candidato al premio, se non altro per l'imprevedibilita del racconto e le interpretazioni magistrali, sia in recitato che in musica.

Con Serena Rossi, protagonista e voce potente di AMMORE E MALAVITA.
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22.SERENAROSSI

Con Serena Rossi, protagonista e voce potente di AMMORE E MALAVITA.

Vi ricordate l'Ispettore Coliandro? Lui! Giampiero Morelli. E fidanzata. Morelli è il protagonista di AMMORE E MALAVITA.
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23.MORELLI

Vi ricordate l'Ispettore Coliandro? Lui! Giampiero Morelli. E fidanzata. Morelli è il protagonista di AMMORE E MALAVITA.

Con il regista Marco Manetti.  "Come pensa di tradurre un film così caratterizzato?" chiediamo Risposta: "Non ci abbiamo ancora pensato. Forse lasceremo i sottotitoli, che però mi rendo conto non rendono tutto. O forse useremo degli slang dialettali...non so ancora. Voi consorti però parlatene! Fatelo conoscere all'estero! Contiamo anche su di voi!"
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24. Con Marco Manetti

Con il regista Marco Manetti. "Come pensa di tradurre un film così caratterizzato?" chiediamo Risposta: "Non ci abbiamo ancora pensato. Forse lasceremo i sottotitoli, che però mi rendo conto non rendono tutto. O forse useremo degli slang dialettali...non so ancora. Voi consorti però parlatene! Fatelo conoscere all'estero! Contiamo anche su di voi!"

E che sarebbe la Biennale senza le feste??? I Fratelli Manetti ci invitano al Pachuka Beach per la festa che segue la prima del film. Strepitosa!  Insomma: torniamo a casa alle 4, dopo aver perso l'ultima navetta, aver rischiato di tornare a nuoto. Meno male l'ultimo traghetto dal Lido! Con la nostra amica Daniela.
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25.DANIELA

E che sarebbe la Biennale senza le feste??? I Fratelli Manetti ci invitano al Pachuka Beach per la festa che segue la prima del film. Strepitosa! Insomma: torniamo a casa alle 4, dopo aver perso l'ultima navetta, aver rischiato di tornare a nuoto. Meno male l'ultimo traghetto dal Lido! Con la nostra amica Daniela.

Disco al Pachuka Beach
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26. FESTA

Disco al Pachuka Beach

Concerto al Pachuka Beach
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27.CONCERT

Concerto al Pachuka Beach

The Queen of Naples
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28.THEQUEEN

The Queen of Naples

La scorpacciata napoletana continua col cartone animato "La gatta Cenerentola" tratto dall'omonima opera teatrale di Roberto De Simone: bel lavoro, splendide musiche, qualche perplessità sulla metafora di una città che cola a picco con tutti i suoi occupanti, tra le immagini fiabesche (nel cartone, ologrammi altamente tecnologici) che insistono a riproporre la splendida possibilità di una tramontata possibilità di riscatto. Una città con "un grande futuro alle spalle".
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29.GATTA

La scorpacciata napoletana continua col cartone animato "La gatta Cenerentola" tratto dall'omonima opera teatrale di Roberto De Simone: bel lavoro, splendide musiche, qualche perplessità sulla metafora di una città che cola a picco con tutti i suoi occupanti, tra le immagini fiabesche (nel cartone, ologrammi altamente tecnologici) che insistono a riproporre la splendida possibilità di una tramontata possibilità di riscatto. Una città con "un grande futuro alle spalle".

Festa a Ca' Segrado, il bel palazzo su Canal Grande sostenuto dalle mani di SUPPORT, l'istallazione di Lorenzo Quinn.
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30.CASEGRADO

Festa a Ca' Segrado, il bel palazzo su Canal Grande sostenuto dalle mani di SUPPORT, l'istallazione di Lorenzo Quinn.

Ca' Segrado è sede di un hotel ed ha ospitato l'evento LUXUS, dedicato al padiglione omonimo che gli artigiani-artisti del lusso veneziano hanno creato all'interno della Biennale Arte. ROBERTO COIN è tra gli espositori.
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31.LUXUS

Ca' Segrado è sede di un hotel ed ha ospitato l'evento LUXUS, dedicato al padiglione omonimo che gli artigiani-artisti del lusso veneziano hanno creato all'interno della Biennale Arte. ROBERTO COIN è tra gli espositori.

L'Hotel Excelsior al Lido
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32. L'Hotel EXCELSIOR al Lido

L'Hotel Excelsior al Lido

Imperdibile il film mascalzonata del Festival! Cosimo Gomez, ll'esordio con i suoi BRUTTI E CATTIVI, ingrana al massimo la marcia: la diversa abilità fisica, che caratterizza tutti i personaggi, è niente in confronto alla carognaggine che li accumuna. nessun pietismo e, ovviamente, c'è nessun intento denigratorio. Lo spettatore non può che tifare e nutrire simpatia per questo tentativo di riscatto dalla povertà e dall'handicap. Bella la fotografia, aiutata da non pochi ritocchi al computer e da scene e costumi coloratissimi.
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33.BRUTTI

Imperdibile il film mascalzonata del Festival! Cosimo Gomez, ll'esordio con i suoi BRUTTI E CATTIVI, ingrana al massimo la marcia: la diversa abilità fisica, che caratterizza tutti i personaggi, è niente in confronto alla carognaggine che li accumuna. nessun pietismo e, ovviamente, c'è nessun intento denigratorio. Lo spettatore non può che tifare e nutrire simpatia per questo tentativo di riscatto dalla povertà e dall'handicap. Bella la fotografia, aiutata da non pochi ritocchi al computer e da scene e costumi coloratissimi.

Claudia Gerini che dal tappeto rosso manda un bacio a Maria Rosaria. Giuro!!!
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34.GERINI

Claudia Gerini che dal tappeto rosso manda un bacio a Maria Rosaria. Giuro!!!

Bravissima Valeria Golino!  Film leggero, buoni sentimenti e tanti cliché. Molto presente il tema della disabilità al Festival: dalla farsa irriverente di BRUTTI E CATTIVI, alla protagonista del premiato THE SHAPE OF WATER al piccolo non vedente personaggio secondario di HANNAH.
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35.COLORE

Bravissima Valeria Golino! Film leggero, buoni sentimenti e tanti cliché. Molto presente il tema della disabilità al Festival: dalla farsa irriverente di BRUTTI E CATTIVI, alla protagonista del premiato THE SHAPE OF WATER al piccolo non vedente personaggio secondario di HANNAH.

Xavier Legrand e il giovane Thomas Gioria, rispettivamente regista e interprete principale di JUSQU'À LA GARDE (L 'Affido). Il film ha fatto in qualche modo scandalo. Due premi importanti: il Premio Opera prima e il Leone d'Argento. Molte le polemiche a seguire, soprattutto perché la dovizia di premi a Xavier ha marginalizzato molti altri film meritevoli per cui sarebbe stata più opportuna una maggiore distribuzione dei riconoscimenti. Una storia di violenza familiare: una madre che con i suoi due figli lascia il marito, violento. L'inizio disorienta lo spettatore: chi mente? Chi dice la verità? È davvero violenza o sono solo calunnie? In un crescendo di suspense in cui spicca il talento incredibile del giovanissimo Thomas Gioria, vero perno della storia. "Volevo lavorare sul tema della famiglia- spiega Legrand - Ho incontrato vittime, violenti, giudici e avvocati e infine poliziotti per capire come gestiscono questo tipo di emergenze. Ho cercato di concentrarmi sulle dinamiche familiari: marito, moglie, figli, ma anche nonni, zii. Per creare la suspense ho ricordato SHINING, certo: la scena del bagno, la chiave, ma non sono andato oltre perché volevo una storia vera, reale". Gli attori sostengono di aver seguito il regista in questo mix di dramma e realismo, facendosi "attraversare" da storie vere. Del piccolo Thomas, la cui parte è molto coinvolgente emotivamente, Legrand dice che era capace di piangere terrorizzato sul set e, un attimo dopo, giocare a carte con i cameraman! Ed è proprio il realismo - ancora più notevole trattandosi di un'opera prima - che ha colpito la giuria ed ha ritenuto i film meritevole di un secondo importante riconoscimento.
ALTROV’È ALLA 74 BIENNALE DEL CINEMA di VENEZIA
35BIS.JUSQU'A

Xavier Legrand e il giovane Thomas Gioria, rispettivamente regista e interprete principale di JUSQU'À LA GARDE (L 'Affido). Il film ha fatto in qualche modo scandalo. Due premi importanti: il Premio Opera prima e il Leone d'Argento. Molte le polemiche a seguire, soprattutto perché la dovizia di premi a Xavier ha marginalizzato molti altri film meritevoli per cui sarebbe stata più opportuna una maggiore distribuzione dei riconoscimenti. Una storia di violenza familiare: una madre che con i suoi due figli lascia il marito, violento. L'inizio disorienta lo spettatore: chi mente? Chi dice la verità? È davvero violenza o sono solo calunnie? In un crescendo di suspense in cui spicca il talento incredibile del giovanissimo Thomas Gioria, vero perno della storia. "Volevo lavorare sul tema della famiglia- spiega Legrand - Ho incontrato vittime, violenti, giudici e avvocati e infine poliziotti per capire come gestiscono questo tipo di emergenze. Ho cercato di concentrarmi sulle dinamiche familiari: marito, moglie, figli, ma anche nonni, zii. Per creare la suspense ho ricordato SHINING, certo: la scena del bagno, la chiave, ma non sono andato oltre perché volevo una storia vera, reale". Gli attori sostengono di aver seguito il regista in questo mix di dramma e realismo, facendosi "attraversare" da storie vere. Del piccolo Thomas, la cui parte è molto coinvolgente emotivamente, Legrand dice che era capace di piangere terrorizzato sul set e, un attimo dopo, giocare a carte con i cameraman! Ed è proprio il realismo - ancora più notevole trattandosi di un'opera prima - che ha colpito la giuria ed ha ritenuto i film meritevole di un secondo importante riconoscimento.

CHARLOTTE RAMPLING fa il suo ingresso in Sala Conferenze solenne, elegantissima, severa. Diva d’altri tempi! Con lei il regista Andrea Pallaoro e il cast del film. HANNAH è un “dramma psicologico”, come lo definisce lo stesso Pallaoro, giovane regista già noto a Venezia per il suo “Medea” e ora in concorso per il Leone d'Oro. Una donna anziana affronta un doloroso percorso di ricostruzione dopo che il marito viene inaspettatamente arrestato. Hannah vive solitudine, disillusione e il rapporto conflittuale con il figlio, pur continuando la solita esistenza quotidiana a casa o nel teatro in cui recita. Il film è la storia di questa condizione, in cui anche lo spettatore si sente abbandonato e perso. “Ho scritto la sceneggiatura apposta per Charlotte – dice il trentacinquenne Pallaoro – Sono innnamorato di lei da quando l’ho vista nei film di Visconti. Le ho mandato il mio “Medea” e questa sceneggiatura. Volevo lei soltanto, perché sa scavare nel personaggio con coraggio e generosità. Dopo qualche giorno la signora Rampling mi ha telefonato ed ha chiesto di incontrarmi”. Charlotte Rampling prosegue il racconto: dice dell’amicizia con il giovane regista, del rapporto di stima e di fiducia maturato. Dopo tre anni si è potuto iniziare a lavorare al film, una volta trovato il produttore ed i finanziamenti. “Andrea dà sicurezza – racconta la Rampling – sa esattamente cosa vuole e sa cogliere dall’attore ciò che gli serve”. Il film è quasi privo di dialoghi, ma è piuttosto agli spazi che viene lasciato il compito espressivo. La geografia domestica è angusta, buia, parla di disorientamento e confusione. Porte, finestre, soglie, tunnel che rendono labile il confine tra fisico e psicologico. Sublime l’interpretazione di Charlotte Rampling, che non si sottrae nemmeno ad una scena di nudo. Un film difficile, ma apprezzato dalla critica ed applaudito in sala. L’AD di RAI CINEMA Paolo del Brocco definisce Andrea Pallaoro “regista di altissimo livello” e racconta come si sia recato appositamente a Los Angeles, dove Pallaoro vive e lavora, per tentare di riportarlo in Italia: “Abbiamo bisogno di giovani produttori e registi di valore che si cimentino anche in produzioni internazionali”. Ultima curiosità: il film è stato girato su pellicola 35mm e non in digitale: “Il 35mm ha una sua fisicità che il digitale non permette” spiega il regista.
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36.RAMPLING

CHARLOTTE RAMPLING fa il suo ingresso in Sala Conferenze solenne, elegantissima, severa. Diva d’altri tempi! Con lei il regista Andrea Pallaoro e il cast del film. HANNAH è un “dramma psicologico”, come lo definisce lo stesso Pallaoro, giovane regista già noto a Venezia per il suo “Medea” e ora in concorso per il Leone d'Oro. Una donna anziana affronta un doloroso percorso di ricostruzione dopo che il marito viene inaspettatamente arrestato. Hannah vive solitudine, disillusione e il rapporto conflittuale con il figlio, pur continuando la solita esistenza quotidiana a casa o nel teatro in cui recita. Il film è la storia di questa condizione, in cui anche lo spettatore si sente abbandonato e perso. “Ho scritto la sceneggiatura apposta per Charlotte – dice il trentacinquenne Pallaoro – Sono innnamorato di lei da quando l’ho vista nei film di Visconti. Le ho mandato il mio “Medea” e questa sceneggiatura. Volevo lei soltanto, perché sa scavare nel personaggio con coraggio e generosità. Dopo qualche giorno la signora Rampling mi ha telefonato ed ha chiesto di incontrarmi”. Charlotte Rampling prosegue il racconto: dice dell’amicizia con il giovane regista, del rapporto di stima e di fiducia maturato. Dopo tre anni si è potuto iniziare a lavorare al film, una volta trovato il produttore ed i finanziamenti. “Andrea dà sicurezza – racconta la Rampling – sa esattamente cosa vuole e sa cogliere dall’attore ciò che gli serve”. Il film è quasi privo di dialoghi, ma è piuttosto agli spazi che viene lasciato il compito espressivo. La geografia domestica è angusta, buia, parla di disorientamento e confusione. Porte, finestre, soglie, tunnel che rendono labile il confine tra fisico e psicologico. Sublime l’interpretazione di Charlotte Rampling, che non si sottrae nemmeno ad una scena di nudo. Un film difficile, ma apprezzato dalla critica ed applaudito in sala. L’AD di RAI CINEMA Paolo del Brocco definisce Andrea Pallaoro “regista di altissimo livello” e racconta come si sia recato appositamente a Los Angeles, dove Pallaoro vive e lavora, per tentare di riportarlo in Italia: “Abbiamo bisogno di giovani produttori e registi di valore che si cimentino anche in produzioni internazionali”. Ultima curiosità: il film è stato girato su pellicola 35mm e non in digitale: “Il 35mm ha una sua fisicità che il digitale non permette” spiega il regista.

Charlotte Rampling con Andrea Pallaoro e il cast di HANNAH in conferenza stampa
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37.CONFRAMPLING

Charlotte Rampling con Andrea Pallaoro e il cast di HANNAH in conferenza stampa

TAKESHI KITANO in conferenza stampa per presentare il suo OUTRAGE CODA, di cui è regista e protagonista.  Il film è stato scelto come film di chiusura del Festival, è stato proiettato a conclusione della cerimonia di premiazione e dopo la proiezione del film vincitore del Leone d'Oro.  E' questo il terzo film della serie OUTRAGE iniziata dal regista nel 2010 e conclusasi - annuncia Kitano - con questo terza produzione. Storie di mafia, di Yakuza, che il regista descrive però con un suo stile innovativo e originale. "Ammetto che i miei film sono violenti, del resto lo sono le storie che racconto, ma ho cercato negli anni di lasciar sempre più spazio alla descrizione della società giapponese. All'inizio la mia cifra stilistica era molto vicina al kabuki, da cui traevo ispirazione per un discorso che mirava al movimento più che al realismo. Ora il mio stile è diventato più realistico" Kitano ha fatto mille mestieri: è stato pittore, attore, conduttore televisivo, scrittore. Ha conseguito successi e compiuto passi falsi, ma l'investitura definitiva arriva nel 1997: Leone d'Oro per il film Hana-bi. "Quanto è contata, per Lei, Venezia?" "Moltissimo - risponde il Maestro - ero in un momento di estrema depressione, mi consideravo finito. Avevo avuto un grave incidente con la moto che mi aveva deturpato il volto, ero sicuro che non mi sarei più ripreso! Il Leone d'Oro mi ha ridato la vita, in senso personale e artistico. Da quel momento, tutto è ricominciato!" OUTRAGE CODA descrive un mondo criminale moderno e perfettamente organizzato, con consigli di amministrazione ed uffici come una qualsiasi multinazionale giapponese, ma Kitano assicura di non voler essere particolarmente critico nei confronti del mondo economico giapponese.  Il protagonista, il killer Otomo-san ha i tratti dell'eroe epico, letterario. È un criminale, d'accordo, ma all'antica, con un codice d'onore a cui è fedele come un samurai.  Da dove gli viene questo modello? - gli chiediamo. "Purtroppo - spiega il regista - ho letto molto poco nella prima parte della mia vita. Dopo la guerra ci veniva detto di studiare matematica, fisica, le scienze. Ci dicevano che la letteratura, l'arte non servivano a ricostruire il Giappone. Ho dunque cominciato a leggere solo in età adulta, non ho mai avuto, dunque, un eroe letterario nella mia infanzia. Ora leggo più che posso! Il prossimo film che mi piacerebbe fare, potrebbe proprio essere tratto da un romanzo...d'amore, stavolta! Non sarà facile però lavorare con un autore. Finora ho scritto le mie sceneggiature e curato la regia, lavorare con i testi di qualcun altro non sarà facile e non vorrei perdere la mia autonomia ed il mio modo di raccontare cinematograficamente. Vedremo..." E noi attenderemo, allora, Kitano-Sensei!
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38.KITANO

TAKESHI KITANO in conferenza stampa per presentare il suo OUTRAGE CODA, di cui è regista e protagonista. Il film è stato scelto come film di chiusura del Festival, è stato proiettato a conclusione della cerimonia di premiazione e dopo la proiezione del film vincitore del Leone d'Oro. E' questo il terzo film della serie OUTRAGE iniziata dal regista nel 2010 e conclusasi - annuncia Kitano - con questo terza produzione. Storie di mafia, di Yakuza, che il regista descrive però con un suo stile innovativo e originale. "Ammetto che i miei film sono violenti, del resto lo sono le storie che racconto, ma ho cercato negli anni di lasciar sempre più spazio alla descrizione della società giapponese. All'inizio la mia cifra stilistica era molto vicina al kabuki, da cui traevo ispirazione per un discorso che mirava al movimento più che al realismo. Ora il mio stile è diventato più realistico" Kitano ha fatto mille mestieri: è stato pittore, attore, conduttore televisivo, scrittore. Ha conseguito successi e compiuto passi falsi, ma l'investitura definitiva arriva nel 1997: Leone d'Oro per il film Hana-bi. "Quanto è contata, per Lei, Venezia?" "Moltissimo - risponde il Maestro - ero in un momento di estrema depressione, mi consideravo finito. Avevo avuto un grave incidente con la moto che mi aveva deturpato il volto, ero sicuro che non mi sarei più ripreso! Il Leone d'Oro mi ha ridato la vita, in senso personale e artistico. Da quel momento, tutto è ricominciato!" OUTRAGE CODA descrive un mondo criminale moderno e perfettamente organizzato, con consigli di amministrazione ed uffici come una qualsiasi multinazionale giapponese, ma Kitano assicura di non voler essere particolarmente critico nei confronti del mondo economico giapponese. Il protagonista, il killer Otomo-san ha i tratti dell'eroe epico, letterario. È un criminale, d'accordo, ma all'antica, con un codice d'onore a cui è fedele come un samurai. Da dove gli viene questo modello? - gli chiediamo. "Purtroppo - spiega il regista - ho letto molto poco nella prima parte della mia vita. Dopo la guerra ci veniva detto di studiare matematica, fisica, le scienze. Ci dicevano che la letteratura, l'arte non servivano a ricostruire il Giappone. Ho dunque cominciato a leggere solo in età adulta, non ho mai avuto, dunque, un eroe letterario nella mia infanzia. Ora leggo più che posso! Il prossimo film che mi piacerebbe fare, potrebbe proprio essere tratto da un romanzo...d'amore, stavolta! Non sarà facile però lavorare con un autore. Finora ho scritto le mie sceneggiature e curato la regia, lavorare con i testi di qualcun altro non sarà facile e non vorrei perdere la mia autonomia ed il mio modo di raccontare cinematograficamente. Vedremo..." E noi attenderemo, allora, Kitano-Sensei!

TEMPORADA DE CAZA (Hunting Seasons) dell'argentina Natalia Garagiola vince il PREMIO DELLA SETTIMANA DELLA CRITICA (5.000 euro, per la cronaca), sezione autonoma organizzata dal Sindacato dei Critici Cinematografici Italiani, ed il PREMIO DEL PUBBLICO SIAE.  Film, effettivamente forte ed intenso. Dopo aver perso la madre, il giovane Nathuel va in Patagonia per raggiungere Ernesto, il padre che non vede da decenni. Il rifiuto del ragazzo per il padre e per la sua nuova famiglia è fortissimo e sfocia in un conflitto violento. Ernesto è una bella figura maschile, di un'autorevolezza atavica e sana, come la natura selvaggia, alpestre, sterminata e fiera che lo circonda. Ernesto sa contenere la violenza del figlio e attraverso attività primordiali (la caccia, la salvaguardia del territorio - dai bracconieri, in questo caso) ed immergendolo in quella natura che lui ha scelto come casa, riesce a ricreare con il figlio un rapporto che infine diventa legame ed acquista valore. Un bel discorso cinematografico sul rapporto padre-figlio, declinato tutto al maschile.  Il film è interamente girato con telecamera mobile, il movimento dunque dell'inquadratura contribuisce ad accentuare il senso di smarrimento e di vastità degli spazi. Molto bella l'ambientazione nelle foreste della Patagonia, ora innevate ora verdi.
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39.TEMPORADA

TEMPORADA DE CAZA (Hunting Seasons) dell'argentina Natalia Garagiola vince il PREMIO DELLA SETTIMANA DELLA CRITICA (5.000 euro, per la cronaca), sezione autonoma organizzata dal Sindacato dei Critici Cinematografici Italiani, ed il PREMIO DEL PUBBLICO SIAE. Film, effettivamente forte ed intenso. Dopo aver perso la madre, il giovane Nathuel va in Patagonia per raggiungere Ernesto, il padre che non vede da decenni. Il rifiuto del ragazzo per il padre e per la sua nuova famiglia è fortissimo e sfocia in un conflitto violento. Ernesto è una bella figura maschile, di un'autorevolezza atavica e sana, come la natura selvaggia, alpestre, sterminata e fiera che lo circonda. Ernesto sa contenere la violenza del figlio e attraverso attività primordiali (la caccia, la salvaguardia del territorio - dai bracconieri, in questo caso) ed immergendolo in quella natura che lui ha scelto come casa, riesce a ricreare con il figlio un rapporto che infine diventa legame ed acquista valore. Un bel discorso cinematografico sul rapporto padre-figlio, declinato tutto al maschile. Il film è interamente girato con telecamera mobile, il movimento dunque dell'inquadratura contribuisce ad accentuare il senso di smarrimento e di vastità degli spazi. Molto bella l'ambientazione nelle foreste della Patagonia, ora innevate ora verdi.

Ed infine lui, il Vincitore del Leone d'Oro: grande GUILLERMO DEL TORO!E' stato già detto molto, tutto. Abbiamo raccolto una sua battuta, che spiega il senso del suo film THE SHAPE OF WATER, fantasioso e simbolico: "Attraverso le favole si dicono verità enormi, l'idea che si ha in mente si rafforza e la tecnica della favola la esprime come se fosse una sorta di verità universale"
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40DELTORO

Ed infine lui, il Vincitore del Leone d'Oro: grande GUILLERMO DEL TORO!E' stato già detto molto, tutto. Abbiamo raccolto una sua battuta, che spiega il senso del suo film THE SHAPE OF WATER, fantasioso e simbolico: "Attraverso le favole si dicono verità enormi, l'idea che si ha in mente si rafforza e la tecnica della favola la esprime come se fosse una sorta di verità universale"

È stata una settimana strepitosa! Ora siamo ai saluti e ci pare che ce ne sia uno perfetto ...il saluto più cinematografico che esista!!! M. Rosaria e Eleonora
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41.THATS

È stata una settimana strepitosa! Ora siamo ai saluti e ci pare che ce ne sia uno perfetto ...il saluto più cinematografico che esista!!! M. Rosaria e Eleonora

I primi incontri: John Landis (mitico regista dei Blues Brothets e di Thriller di Michael Jackson) e il nostrano Ezio Greggio.
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LANDIS E GREGGIO

I primi incontri: John Landis (mitico regista dei Blues Brothets e di Thriller di Michael Jackson) e il nostrano Ezio Greggio.

Nel 2014 Frederick Wiseman (già Leone d'Oro e recente Oscar alla carriera) dedicò un ricco e lunghissimo documentario alla National Gallery di Londra. Torna ora ad accendere i suoi riflettori sulla biblioteca pubblica di New York con le sue innumerevoli sedi, le sue molteplici attività. Tutto è rigorosamente descritto: dalle fruizioni private da parte dei cittadini alle riunioni degli staff, alle costanti iniziative in cerca dell'auspicabile partenariato tra pubblico e privato. La biblioteca conserva non solo libri, ma anche molto di ciò su cui si fonda il sapere moderno. Ciò che scrittura o immagine hanno espresso, qui è disponibile per chi voglia conoscere o trarre ispirazione.  La moderna biblioteca newyorkese diffonde una cultura libera, mai imbrigliata in cliché o ideologie. Non per niente, il documentario si apre con le parole dell' etologo Richard Dawkins, ispirate al suo "neoateismo".  Calata nel reale e nel sociale, è oggi tra gli scopi prioritari della NYPL superare l'ignoranza digitale in tutti i segmenti sociali ed anagrafici. "Dimmi in quale biblioteca vai e ti dirò chi sei": corsi di formazione, di informazione, in lingue diverse, per creatività, abilità e disabilità diverse. Le biblioteche non sono luoghi elitari dove conservare cultura, ma centri aperti di promozione del sapere, scandagli della società e delle sue trasformazioni. Fa bene l'amministrazione pubblica di NY a considerarle fonti di dati e di ispirazione inesauribili per le sue politiche sociali a servizio del cittadino.  Bellissimo documentario ma molto prolisso, come è spesso Wiseman. Seppur nella sua cifra elegante e cristallina: 3 ore di biblioteche esemplari sono davvero tante, anche se a firma Frederick Wiseman! EX LIBRIS è stato applaudito dal pubblico ed ha vinto premi collaterali.
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EX LIBRIS

Nel 2014 Frederick Wiseman (già Leone d'Oro e recente Oscar alla carriera) dedicò un ricco e lunghissimo documentario alla National Gallery di Londra. Torna ora ad accendere i suoi riflettori sulla biblioteca pubblica di New York con le sue innumerevoli sedi, le sue molteplici attività. Tutto è rigorosamente descritto: dalle fruizioni private da parte dei cittadini alle riunioni degli staff, alle costanti iniziative in cerca dell'auspicabile partenariato tra pubblico e privato. La biblioteca conserva non solo libri, ma anche molto di ciò su cui si fonda il sapere moderno. Ciò che scrittura o immagine hanno espresso, qui è disponibile per chi voglia conoscere o trarre ispirazione. La moderna biblioteca newyorkese diffonde una cultura libera, mai imbrigliata in cliché o ideologie. Non per niente, il documentario si apre con le parole dell' etologo Richard Dawkins, ispirate al suo "neoateismo". Calata nel reale e nel sociale, è oggi tra gli scopi prioritari della NYPL superare l'ignoranza digitale in tutti i segmenti sociali ed anagrafici. "Dimmi in quale biblioteca vai e ti dirò chi sei": corsi di formazione, di informazione, in lingue diverse, per creatività, abilità e disabilità diverse. Le biblioteche non sono luoghi elitari dove conservare cultura, ma centri aperti di promozione del sapere, scandagli della società e delle sue trasformazioni. Fa bene l'amministrazione pubblica di NY a considerarle fonti di dati e di ispirazione inesauribili per le sue politiche sociali a servizio del cittadino. Bellissimo documentario ma molto prolisso, come è spesso Wiseman. Seppur nella sua cifra elegante e cristallina: 3 ore di biblioteche esemplari sono davvero tante, anche se a firma Frederick Wiseman! EX LIBRIS è stato applaudito dal pubblico ed ha vinto premi collaterali.

di Eleonora Mancini Durante Mangoni e Maria Rosaria Gallo Colella

Sorpresa di fine estate: ALTROV’È è stato selezionato dall’apposita Commissione Accrediti Biennale e ci sono stati concessi due accrediti stampa: partecipiamo alla 74 Biennale del Cinema 2017!
Siamo state a Venezia dal 3 al 9 settembre e abbiamo lavorato sodo, tra proiezioni e conferenze stampa. Abbiamo scritto sui film visti: troverete le recensioni sfogliando le foto. Impossibile seguire tutto, molti film (anche vincitori) non erano più in sala al nostro arrivo.
Uno dei commenti più belli ai nostri post, “en direct” sulla pagina FB dell’ACDMAE, è stato “Sembra di essere lì con voi” ed era quello che volevamo! Non tanto fare il lavoro dei numerosi giornalisti veri ed autorevoli, quanto registrare in diretta avvenimenti ed emozioni. Vedere, conoscere, attendere, entusiasmarci insieme a voi che leggete e realizzate con noi ALTROV’È. Grazie ACDMAE per averci seguito!

Eleonora Mancini Durante Mangoni
durante-mangoni-eleonora

Una laurea in Lingue e Letterature Straniere e una specializzazione all’Università Statale di Mosca, poi vari anni di lavoro nell’ambito della comunicazione e promozione del “made in Italy” all’estero. Ha collaborato con scrittori e giornalisti in progetti editoriali, conducendo lo studio dei materiali di ricerca in lingua russa. E’ membro del Consiglio dell’ACDMAE, si occupa del Notiziario, di EUFASA e del sito www.POSTEDTO.com 

Maria Rosaria Gallo Colella
colella

Napoletana di nascita e temperamento , mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere presso il prestigioso Istituto Orientale della città partenopea; le lingue le ho poi praticate accompagnando mio marito in giro per il mondo e seguendo le avventure scolastiche dei miei 5 figli. Vista la mia esperienza sul campo, all’interno dell’Associazione mi è sembrato naturale occuparmi del settore scuola; assieme a Federica cercheremo di rispondere ai vostri quesiti in questo campo o quantomeno indirizzarvi nei meandri del settore.
Faccio parte inoltre del Comitato di Redazione del notiziario, che vogliamo rendere utile e stimolante anche grazie ai vostri contributi; io personalmente mi occupo della rubrica sul cinema italiano ” Visti per voi “e della sezione informativa sulle attività del coro Acdmae, nel quale canto da tre anni.

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