L’arte di reinventarsi

anne-kessler

di Veronika Hager von Strobele Quaroni

Non me lo immaginavo, entrando nell’accogliente e luminoso salone della residenza cilena a Roma, con i suoi splendidi affacci su piazza Farnese, che la padrona di casa, Anke Kessler, moglie dell’Ambasciatore Cileno Fernando Ayala, potesse rivelarsi come una consorte modello di una nuova generazione. Nonostante le difficoltà, Anke ha trovato a Roma, come anche nelle sedi precedenti, un certo equilibrio tra vita diplomatica e ambizione professionale. Ma non è l’unica rivelazione che mi ha stupito. Anke Kessler si presenta come una interlocutrice sorprendente, determinata ed affascinante.

Il nostro incontro ha luogo durante una limpida giornata primaverile, sotto un sole raggiante sul terrazzo condominiale sopra la residenza cilena, in Via Monserrato, con vista spettacolare sui tetti e le cupole di Roma. Concordiamo, sorridendo, che Roma vissuta in questo modo è semplicemente splendida. Percepisce il degrado degli ultimi anni da quando è arrivata nel 2014? Anke preferisce non soffermarsi sui noti problemi della Capitale perché ha una visione chiara e propositiva su come risolverli…

– Roma è la più bella città del mondo. C’è giusto bisogno di piazzare giovani capaci al computer per digitalizzare i processi amministrativi, troppo lunghi e spesso assurdi, e di mandare in pensione pian piano chi fa parte del vecchio sistema mal funzionante. Dobbiamo creare lavoro per i giovani, anche per bloccare il populismo sul nascere. Piccole iniziative volontarie come https://www.facebook.com/Tappami/ per tappare i buchi nelle strade di Roma, vanno finanziate, come poco fa ha promesso la sindaca. C’è bisogno di gente giovane che riesce ad organizzare digitalmente un servizio del genere. Già ci sono e come società investirei proprio in loro. Questo sarà il grande taglio col passato. In Cile siamo all’avanguardia in questo campo: tutti i processi amministrativi sono digitalizzati, posso fare tutto, persino il pagamento annuale delle tasse, dal computer di casa e non ho bisogno del commercialista che mi spieghi quanto devo pagare. Nel mio lavoro per Ashoka (https://www.ashoka.org/it) con gli innovatori sociali vedo l’Italia che cambia, che si reinventa, che si adegua ai nuovi tempi, e mi fa proprio felice. Ashoka, presente in Italia da due anni con grande successo, è una organizzazione visionaria privata con sede a Washington che mette in rete imprenditori sociali con idee che cambiano i nostri modi tradizionali di vedere e fare le cose, permettendo la loro replica anche a livello statale.

Partendo da una piccola città della Germania del nord, che Anke ha lasciato a vent’anni per un lungo viaggio, in parte solitario, arrivò in Cile nel 1991. A Santiago lavorava presso il Goethe-Institut prima di sposare un diplomatico cileno con cui gira il mondo, reinventandosi in ogni nuova sede…

– Dopo la caduta del muro, mio padre continuava a dire che la Germania l’avevano divisa perché aveva scatenato due guerre mondiali. Sentivo la necessità di capire chi ero. Così mi misi in viaggio, con uno  zaino sulle spalle. Giunsi in Cile dopo la caduta della dittatura durata ben 17 anni. Poca gente sapeva l’inglese, c’erano tante opportunità e io trovai lavoro come impiegata locale del Goethe-Institut che era sempre rimasto aperto. Dopo dieci anni di appassionante lavoro, ho incontrato mio marito e ho dovuto lasciare il Cile. Al tempo non sapevo cosa aspettarmi. Ero insicura. I miei amici cercavano di dissuadermi in tutti i modi dicendo: “Hai un cane, che non puoi lasciare…!”

I primi anni della vita diplomatica si rivelarono particolarmente imprevedibili. Dopo aver rinunciato al lavoro, affittato l’appartamento con tutti i mobili per trasferirsi ad Amburgo, la sede a loro assegnata, l’incarico va a monte. Le successive sedi sono Milano e Hanoi, ciascuna però per poco più di un anno. Dopo un intermezzo in Cile la prossima tappa è il Portogallo.

 – Per la prima volta non avevo niente da fare. A Lisbona, in piena crisi economica, mi sono dovuta totalmente reinventare. Sono quindi diventata agente immobiliare. Tanta gente storceva il naso ma è stata un’esperienza sociologicamente straordinaria: ho vissuto i problemi dei lavoratori e ho imparato le numerose maniere di parlare il portoghese. Finché ho trovare un lavoro più tradizionale come Office Manager per il Fondo Monetario Internazionale. Ma appena iniziato, ci hanno trasferiti nelle Caraibi.

Non faccio in tempo a formulare la consueta domanda come sia riuscita a conciliare l’immobiliare con la rappresentanza, che Anke scandisce in modo pacato…

– Per il nostro Ministero non ho nessun obbligo. Non sono pagata. Questa situazione è poco gratificante, mi permette però di essere totalmente libera. Posso fare quello che voglio. Certo, preferirei avere un ruolo definito, ci metterei tutto il cuore, ma non è così. C’è stato di recente un piccolo riconoscimento nei nostri confronti, in quanto il nuovo manuale del Ministero prevede il finanziamento di eventi organizzati dei consorti. In passato l’ho dovuto fare con fondi personali come per esempio l’invito in occasione del giorno internazionale delle donne. D’ora in poi lo potrò fare ufficialmente.

Come riconoscimento del nostro ruolo, ritengo che una pensione indipendente dal consorte sarebbe l’unica soluzione giusta. Anche alla FAO, dove sono attiva nel consiglio della Corporazione delle donne (UN Women’s Guild of Rome), ci battiamo per i diritti delle consorti. Conosco dei casi in cui, dopo il divorzio, vengono rispedite in patria senza i loro figli e senza nessun diritto.

Facciamo un altro passo indietro nel tempo. Lasciato il Portogallo, Anke si trasferisce insieme al marito e al figlio a Trinidad e Tobago nelle Caraibi. Un’altra occasione per reinventarsi

– La gioia di vivere, ma anche un passato pesante di schiavitù e colonizzazione, queste caratteristiche delle due isole caraibiche mi hanno fatto pensare molto. Ho visto quanto è difficile emanciparsi per una nazione giovane con una storia travagliata mentre lavoravo per una Onlus nel campo ecologico. Su una nota più allegra posso dire che mi sono veramente adeguata ai costumi locali: ho persino ballato nel corteo di Carnevale coperta da poco più di un bikini e da lunghe piume!

La nostra conversazione torna sulla vita romana. Anke qui si è trovata ben tre incarichi, part time e, nota bene, retribuiti!

– Ho otto ore al giorno in cui mi posso dedicare a mille cose oltre che della gestione delle cene in residenza per cui basta fare la spesa e leggere i giornali! Faccio traduzioni per la FAO e infine aiuto nella gestione di BookApartments, un albergo austriaco molto carino vicino alla Stazione San Pietro. Ma il mio progetto che mi sta più a cuore è Ashoka, dove mi occupo di contabilità, finanze e la base dati. Tanto da fare, e tutto dal computer, da ovunque ti trovi nel mondo. Soltanto nell’ultimo anno ho imparato ad usare 12 nuovi apps! Bisogna stare al passo con i tempi…

Veronika Hager von Strobele Quaroni
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Giornalista per formazione e appassionata viaggiatrice da 30 anni, moglie di un diplomatico italiano e madre di tre figli in età adolescenziale, Veronika Hager von Strobel ha vissuto in Austria, negli Stati Uniti, in Russia e in Belgio. Ha collaborato come giornalista freelance per il quotidiano dell’Alto Adige “Dolomiten”, per la “Moskauer Deutsche Zeitung” a Mosca e per “Europa”, pubblicazione mensile della Commissione dell’Unione Europea in Russia.

1 Commento
  1. Complimenti all’autrice e all’imprenditrice, entrambe direi uno stimolo per tutte di come sia possibile con impegno ed ingegno, conciliare una vita di consorte itinerante con quella personale, professionale.

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