Come l’acqua per Valentina. Storia di una passione artistica

slide

di Maria Rosaria Gallo Colella


Ci piace sapere che si torna dalla vita all’estero portando qualcosa: conoscenze, idee, mestieri, abilità o ispirazioni, come nel caso di Valentina. E fa bene ascoltare queste sto-rie!
Valentina Furgani Napoli è una giovane mamma e consorte entusiasta. Felice di seguire il marito nelle sue esperienze lavorative all’estero, trae da questa opportunità la possibilità di migliorare e sviluppare la sua passione, la pittura. Questo le ha permesso di studiare ed esporre i suoi quadri in vari Paesi: dal Museo del Paesaggio di Venezia con i grandi artisti del Novecento, alle The Mall Galleries di Londra, alla Federation of British Artists, alla Asia House of London dove ha esposto come finalista del premio ARTGEMINIPRIZE.

Prima di tutto, raccontaci la tua storia: chi sei, che fai, da quanto tempo dipingi?
Già da bambina capii che la mia vocazione era l’esplorazione. Ai miei genitori chiesi un at-lante geografico come regalo: la Terra era tanto per cominciare, da grande volevo fare l’astronauta! Poi ho capito che non avrei fatto l’astronauta, la NASA era troppo lontana e io vivevo in campagna. Più pratico diventare indipendente con un lavoro che mi avrebbe consentito di viaggiare. Ho fallito – per fortuna – il tentativo al concorso diplomatico, ma lì ho incontrato il mio futuro marito. Ho lavorato per un po’ e ho capito che la liberta’ di es-plorare non e’ data dall’indipendenza economica: a volte il lavoro con le sue dinamiche disincantate ti “deruba” e ti porta fuori strada. Avevo iniziato a studiare arte e praticare la pittura quando al mio futuro marito fu assegnata una missione in Cina: nella selvaggia Canton fui ammessa all’Accademia di Belle Arti. Fui colpita dall’abilità tecnica dei miei in-segnanti e colleghi, non avevo mai visto dei ritratti dal vero così abili e drammatici.

Quali tecniche o stili preferisci e ti riconosci meglio?
Durante gli anni cinesi, oltre allo studio della pittura a olio, ho sperimentato le tecniche dei fluidi: inchiostro, acrilico, le velature ad olio. L’acqua è l’elemento predominante di quella regione della Cina che sorge sull’estuario del fiume delle Perle. E’ il mio elemento, quello che più si avvicina alla vita. Credo che si addica anche a rappresentare certi eventi con-temporanei, capaci di penetrare ovunque, difficili da contenere, in un sistema in cui i con-fini sono sempre più porosi. L’incontro tra la pittura a base di acqua (oriente) e quella a olio (occidente) dà vita nella mia tecnica ad effetti inaspettati. Questo mi meraviglia ogni volta e mi piace osservare come questa combinazione inusuale e inconciliabile si cristallizzi sul-la tela. Lo stile invece non è importante. Meglio evitare di restare imprigionati in uno stile, piuttosto mi diverto a reinventare linguaggio. Mi consente di guardare la realtà in modi molteplici. Inoltre, nella post modernità il progresso non è più unidirezionale e non c’è più una sola spiegazione della realtà.

I tuoi dipinti ispirano sentimenti e umanità, pace e laboriosità, fanno pensare pen-sare alla famiglia e agli affetti. O mi sbaglio?
Certamente. Uno dei miei temi e’ la casa, uno degli archetipi piu’ antichi. Mi interessa an-che una dimora mentale. Una capsula, una conchiglia, un guscio, una membrana che definisce l’io. Lo distingue dall’altro da sé. Mi consente di esplorare molti luoghi, di cono-scere molte alteritas. Come l’acqua che scorre sui miei dipinti, la diversita’ entra nella mia casa e si integra nell’arredamento della mia persona. Le mie opere nascono da visioni che scaturiscono in parte dalla memoria e dall’immaginazione, in parte da rielaborazioni di im-magini che mi circondano, foto, film, ritagli di giornali, immagini trovate su internet.
I personaggi ritratti sono senza tempo, in viaggio, in fuga, alla ricerca. La montagna è mol-to frequente nei miei paesaggi immaginari. È il simbolo del collegamento tra terra e cielo, il confine tra il luogo e il non luogo. Non a caso su di essa sorgono i santuari. Ma la mia montagna e’ molto piu’ fragile perché è fatta di acqua. La forma della montagna e’ la stessa delle conchiglie che sono protagoniste delle mie nature morte. Questi gusci, che divennero il simbolo dei pellegrini che si dirigevano in terra santa, oltre al loro forte collegamento con l’acqua, rappresentano la vita nomade.

unnamedunnamed-2unnamed-1

 

 

 

 

 

Per sapere di più: www.valentinafurgani.it

Maria Rosaria Gallo Colella
393451045235

Napoletana di nascita e temperamento , mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere presso il prestigioso Istituto Orientale della città partenopea; le lingue le ho poi praticate accompagnando mio marito in giro per il mondo e seguendo le avventure scolastiche dei miei 5 figli. Vista la mia esperienza sul campo, all’interno dell’Associazione mi è sembrato naturale occuparmi del settore scuola; assieme a Federica cercheremo di rispondere ai vostri quesiti in questo campo o quantomeno indirizzarvi nei meandri del settore.
Faccio parte inoltre del Comitato di Redazione del notiziario, che vogliamo rendere utile e stimolante anche grazie ai vostri contributi; io personalmente mi occupo della rubrica sul cinema italiano ” Visti per voi “e della sezione informativa sulle attività del coro Acdmae, nel quale canto da tre anni.

Nessun Commento inserito

Lascia un commento

 

Puoi usare codiceHTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>