Diplomazia e Impresa, un matrimonio felice

di Susanna Bonini Verola


Il gioco di squadra fra imprese e diplomazia, nonostante la crisi economica, in soli due anni ha prodotto valore aggiunto pari a circa l’1% del Pil, con ricadute sul mercato occupazionale di oltre 230mila posti di lavoro in più. Sono alcuni dei dati più sorprendenti (e incoraggianti) snocciolati durante il seminario “La proiezione economica dell’Italia in un mondo globalizzato”, secondo appuntamento in programma nell’ambito del convegno organizzato dal Sndmae con l’Istituto Affari Internazionali “La Diplomazia Italiana, primo strumento per la proiezione internazionale del Paese”.
Sotto i riflettori della Residenza di Ripetta, cornice dell’evento, è finito il primo studio puntuale sui risultati prodotti dalla nostra rete diplomatica quando lavora in sinergia con l’impresa e a sostegno della sua internazionalizzazione. Dati messi in calce dall’autorevole società di ricerca Prometeia a dimostrazione – se mai ci fossero ancora dubbi – che la Diplomazia, lungi dall’esser quella casta invisa e privilegiata, tutta cocktail e party in terrazza, quando fa squadra con Confindustria, Ministero per il Commercio e Ministero per lo Sviluppo Economico, può fare e fa la differenza. Questa straordinaria cabina di regia, lanciata durante l’Interim di Berlusconi, dopo lunghi sforzi per integrare l’ex Ice alla rete diplomatica, “ha attraversato indenne quattro governi, dimostrando di funzionare bene e con continuità”, ha sottolineato il Direttore Generale per il Sistema Paese del Mae, Vincenzo De Luca, a un ricco parterre di relatori. Nel solo biennio 2014-2015 considerato nello studio, nonostante la congiuntura economica difficile e la staffetta Letta-Renzi, le imprese italiane col sostegno della Farnesina hanno vinto 756 commesse in novanta Paesi, creando una ricchezza aggiunta di quasi 16,5 miliardi di euro. Di fatto, ha spiegato De Luca, le nostre Ambasciate oggi operano anche come società di lobby per la promozione globale del “Made in Italy”, fornendo un servizio che, se fosse lasciato a carico delle imprese, costerebbe loro più di 700 milioni di euro. “Il Sistema Paese può quindi beneficiare di un grande valore aggiunto”, ha aggiunto, evidenziando come l’Economic Diplomacy abbia assunto una dimensione particolarmente importante nell’ambito della diplomazia nel suo complesso.
Se uno dei punti deboli del “Made in Italy” era la scarsa sinergia tra promozioni economiche e attività delle Ambasciate, oggi si può affermare che il rapporto imprese-diplomazia è radicalmente cambiato: per gli attori economici in crescita e in via d’internazionalizzazione, gli uffici delle Ambasciate sono infatti punti di riferimento chiave per conquistare nuovi mercati o consolidarsi nei vecchi. Luoghi in cui s’incontrano e si confrontano tutti gli attori della crescita: dall’impresa, alle autorità territoriali; dal mondo della ricerca alle organizzazioni settoriali e alle banche. “Tutti uniti nell’unico obiettivo di portare l’Italia nel mondo, con uno sforzo collettivo pubblico-privato”, ha ribadito il sottosegretario del Mise Ivan Scalfarotto.
Ad approfittare delle sinergie sono ancora e soprattutto i “Grandi” benché la spina dorsale della nostra economia sia tradizionalmente costituita da Piccole e Medie Imprese che hanno minori risorse per conquistare mercati all’estero. Ciò detto, l’Italia si è confermata anche nel 2016 il secondo paese esportatore dell’Ue dopo la Germania, con un saldo commerciale record superiore ai 51 miliardi di euro. Segno, secondo il Presidente del Sndmae Paolo Serpi, che la nostra rete ha ancora ampi margini per sostenere ulteriormente la posizione delle imprese italiane all’estero. Per chi ha dimensioni e risorse ridotte, scarsa conoscenza dei mercati esteri e dello scenario globale in rapido mutamento, “il ruolo della diplomazia nell’internazionalizzazione diventa fondamentale”, ha quindi sottolineato Camilla Cionini Visani di Confindustria in linea con l’ex titolare dell’economia e vicepresidente IAI Fabrizio Saccomanni, altro illustre panelist dell’evento.
Il rischio di una deriva protezionistica degli Usa, con effetti potenzialmente devastanti per la nostra economia, oggi come mai richiede “la concentrazione di tutte le nostre risorse nella stessa direzione per minimizzare i danni”. Una considerazione che, letta con lo studio Prometeia, archivia definitivamente qualsiasi polemica sulla Diplomazia in stile Ferrero Rocher. Dati alla mano, la rete diplomatica e consolare italiana è un punto di forza del Sistema Paese ed un fattore di moltiplicazione di ricchezza. E costa – alla faccia dei detrattori – solo lo 0,054% del Pil.

Susanna Bonini Verola
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Ha vissuto a Parigi, dove ha terminato gli studi, Bruxelles e Washington. Giornalista professionista e TV Producer, ha lavorato nelle trasmissioni di approfondimento di RaiNews24-Rai 3 e per i notiziari TV di Euronews (Lione). Dopo varie collaborazioni con radio e magazine, approda ad Adnkronos con cui collabora per oltre 10 anni. Rientrata a Roma nel 2014, col marito diplomatico e i due figli, è attualmente impegnata nelle attivita’ della No-Profit “US-Italy Global Affairs Forum” in veste di corrispondente da Roma e coordinatrice di progetti bilaterali.

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